New senior e pantere grigie
I New Senior e le Pantere Grigie sono le due tipologie più interessanti per il marketing secondo una indagine di Eurisko tra la popolazione anziana. Le altre quattro sono: housewives, old-senior, ordinari e appagati, costituiscono il 70% della popolazione e corrispondono al profilo più classico dell’anziano.
New senior (16%) sono gli anziani che sostituiscono alla centralità della vita lavorativa altri interessi del tempo libero, con qualche timore per il futuro. Le pantere grigie (13%) sono gli anziani più attivi, secondo l’indagine Eurisko, perché guardano al futuro impegnandosi in iniziative concrete. Hanno una scolarizzazione alta e non si accontentano di fare i nonni. Questi due segmenti di popolazione anziana insieme formano una fetta interessante di consumatori (per un’offerta mirata), ma anche un bacino per lo sviluppo di una nuova imprenditoria. E’ l’idea che emerge dalla presentazione dell’indagine.
Le gray panther americane dello scorso secolo hanno ben poco a che fare con la tipologia delle pantere grigie uscita dalla ricerca sui consumatori. Allora era l’impegno politico e sociale che caratterizzava piccoli gruppi di anziani cresciuti nella lotta per i diritti civili. Qui invece si usa il termine pantere grigie per definire quegli anziani che hanno tali privilegi culturali ed economici da renderli ancora interessanti per il mercato libero e per il mercato del lavoro: “un maggior sostegno a questi imprenditori si tradurrebbe in un interessante aumento del Pil e dell’ occupazione.”(Affari & Finanza)
E l’altro 70% di anziani, quelli che non vogliono fare gli imprenditori e gli innovatori, che cosa rappresentano sul mercato? In fondo non sono pochi, consumano anche loro, ma sono meno disponibili a salire sulla giostra dei consumi: hanno meno mezzi economici; hanno forse meno salute; ignorano il Pil e non si sentono più come dei 30-40enni rampanti travolti dalla infomatizzazione del lavoro.
Queste ricerche di mercato, che tendono solo a individuare l’area più lucrosa del consumo, mi sembrano sempre poco obiettive nei confronti di una realtà sociale che mostra bisogni e necessità comuni a tutti gli anziani: soprattutto servizi ma anche beni culturali e materiali adatti a rendere meno difficile l’invecchiamento (maggiore autonomia fisica e psicologica). Per il lavoro e l’imprenditoria mi sembra assurdo pensare che siano gli anziani a sollevare il Pil. E tanto meno a gratificarsi assumendosi anche il ruolo degli innovatori con partita iva. È un modo troppo semplice di interpretare la realtà e sempre dal punto di vista del libero mercato e del massimo profitto.
L’invecchiamento della popolazione sarà sempre un problema economico da affrontare nel futuro e per questo richiede da subito una strategia basata su scelte di lunga prospettiva che vadano oltre il calcolo del Pil e gli interessi del mercato finanziario, e che investano tutto il sociale. Si ritorna sempre ai bisogni della società, degli uomini e delle donne di ogni età. Mentre il “libero mercato”, che sembra essere la fine di tutte le idologie, mostra buchi da tutte le parti e crea disuguaglianze “incolmabili”. Anche tra gli anziani c’è questa consapevolezza e probabilmente quel 30% di popolazione che non lavora ma è attivo, rappresenta un buon punto di partenza per ripensare, noi tutti, i ruoli e i valori condivisi.





