Il 65% sa usare lo sportello virtuale
Aggiornamento 29 settembre 2009
Dal comunicato del Ministero degli Interni del 29 settembre 2009 alle ore 18,00:
- domande inviate: 257.975
- moduli richiesti: 316.493
- ricevute consegnate: 256.361.
Il rapporto sulla provenienza di connessione alla procedura:
- Comuni: 3.483
- associazioni e patronati: 140.149
- consulenti del lavoro: 4.965
- privati: 167.896.
Le province più interessate sono (in ordine decrescente): Milano, Roma, Napoli, Brescia, Bergamo, Torino, Bologna Caserta, Modena, Firenze, che insieme raccolgono il 53% delle richieste.
I paesi di provenienza degli immigrati sono (in ordine decrescente): Ucraina, Marocco, Moldavia, Cina, Bangladesh, India, Egitto, Senegal, Perù, Filippine (totale 69,89%).
Il 65% circa delle domande (al 29-9-2009) è stato inoltrato da privati cittadini con il proprio computer a casa o al lavoro. Il restante 35% proviene da associazioni e patronati che fanno da mediatori nella richiesta di regolarizzazione per colf e badanti. Poiché è possibile presentare la domanda solo via Internet, molto probabilmente si sono rivolti ad associazioni e patronati le persone che non sanno usare il computer o che non si ritengono abbastanza abili per affrontare una procedura tutta digitale. Per il tipo di richiesta possiamo anche ipotizzare che le domande siano presentate da cittadini di età adulta e più adulta.
I dati disponibili dicono che in Italia vi sono 10/11 milioni di famiglie collegate a Internet (il 70% di queste utilizza una linea Adsl) e che 30 milioni di italiani navigano sul web, circa il 61% fra gli 11 e i 74 anni. Siamo un po’ al di sotto della media fra i paesi europei. Tuttavia, anche in Italia per le fasce d’età adulta la percentuale di utenti è costantemente in aumento.
Questa “marcia forzata” per la regolarizzazione di colf e badanti è un indizio di cambiamento del rapporto tra cittadini e istituzioni attraverso la rete. Un cambiamento purtroppo “forzato” in questo caso perché non ci sono alternative. Se il 65% sceglie il contatto telematico con le istituzioni, è giunto però il momento per l’Amministrazione pubblica di pensare all’altro 35% che non usa Internet, e di capirne le ragioni. La “pensata” di scaricare il costo degli sportelli al pubblico su associazioni e patronati non è “leale” e nasconde un’incapacità di trovare soluzioni adatte alle esigenze di tutti i cittadini. Per esempio fornendo servizi personalizzati e diretti nelle situazioni più difficili, ma anche garantendo a tutti i cittadini, giovani e anziani, un collegamento via Internet e di qualità decente. I cambiamenti in positivo a costo zero non esistono. I vantaggi in genere vengono dopo.





