500 euro per liberare una badante

Aggiornamento 11 settembre 2009

L’ultimo bollettino del Ministero degli Interni è del 10 settembre 2009 e dichiara 54.000 domande presentate. Sono poche se ricordiamo che le previsioni erano di 300/600.000 domande di regolarizzazione per colf e badanti. La maggior parte delle richieste vengono da Milano, Roma e Napoli.  I principali paesi d’origine degli immigrati  sono Ucraina, Moldavia, Marocco, Bangladesh, Cina Popolare.

Attraverso associazioni e patronati sono state richiesti 31.000 moduli e 48.000 da privati. Le domande inviate mercoledì sono state circa 8.000, in lenta crescita con i giorni immediatamente precedenti. Nel bollettino non ci sono indicazioni che permettano di definire i datori di lavoro e neppure quelle che riguardano il tipo di lavoro (colf o badante).


500 euro per liberare una badante – 14 luglio 2009

Si calcola che siano da 300 a 600 mila le colf e badanti senza permesso di soggiorno. La proposta di regolarizzarle viene da una parte del governo, ma è ostacolata dalla lega, che la vede in contrasto con il recente Ddl sulla sicurezza approvato dalle camere e in attesa di firma del Presidente Napolitano.  Qualcuno suggerisce che questa regolarizzazione di  colf e badanti  “clandestini”  sia un modo per  tenere a bada la Chiesa dopo il richiamo del Papa alla moralità di chi governa il paese e le critiche alla legge sull’immigrazione. Tutto può essere. Ma è più importante capire in che direzione stiamo andando.

Prima di tutto non si capisce perché possano beneficiare di questa “sanatoria” solo colf e badanti? E gli altri lavoratori irregolari? Tra gli intenti dichiarati dai promotori del provvedimento vi è quello di portare alla luce il lavoro sommerso. Ma a quanto sembra nell’edilizia e nell’industria non interessa toccare condizioni di lavoro spesso ingiuste e pericolose. O forse significa soltanto che siamo tutti “più sensibili” ai disagi degli anziani e ai problemi domestici.

Per l’assistenza agli anziani  si parla di un milione di famiglie  interessate. Possiamo ipotizzare che almeno il 50% dei lavoratori impiegati a domicilio siano al nero per convenienza, imposizione o perché senza permesso di soggiorno. I numeri sono incerti, ma  sono consistenti e pesano in una situazione di crisi economica e di valori etici.

La “regolarizzazione selettiva dei rapporti di lavoro domestico”, così è stata riproposta nell’accordo tra i ministri Maroni e Sacconi, sembra essere un provvedimento necessario al governo per recuperare consensi tra i cittadini  che con la nuova legge sulla sicurezza e immigrazione,  improvvisamente, diventerebbero penalmente perseguibili per favoreggiamento alla clandestinità. Inoltre, la “sanatoria” (non si dovrebbe usare questo termine perché la Comunità Europea è contraria) ridurrebbe il numero dei migranti (un milione?) che diventeranno clandestini da un giorno all’altro, mettendo così in seria difficoltà il lavoro della Polizia e della Magistratura.

Sul piano economico, la regolarizzazione del lavoro sommerso porterà alle casse dello Stato un discreto aumento contributivo. Più che giusto visto che è indispensabile assicurare tutti i servizi (sanità, educazione, trasporti…) a tutti i cittadini italiani e stranieri che in questo paese ci vivono e ci lavorano. Purtroppo non sembra essere questa la tendenza, perché i tagli previsti della spesa pubblica non permetteranno di soddisfare le necessità urgenti della sanità, o della giustizia e sicurezza.

Nell’immediato, con l’approvazione della regolamentazione, arriveranno nelle casse dello Stato più di 2 miliardi di euro, pescando nelle tasche degli anziani e delle famiglie. Infatti, ogni richiesta di regolarizzazione prevede il pagamento di 500 euro per assicurarsi la non punibilità del lavoratore in nero e del suo datore di lavoro. A questo si aggiungono 100/200 euro per il permesso di soggiorno (da rinnovare ogni anno) a carico del lavoratore immigrato.  Queste sono le cifre si cui si è parlato sino ad ora.

La sanatoria ha però dei limiti che dovrebbero rimediare a irregolarità rilevate con il decreto flussi del 2008. Non potranno richiedere il  condono gli immigrati arrivati oltre i tre mesi dall’entrata in vigore della legge. Saranno esclusi quelli con sanzioni penali o di espulsione, ovviamente. Anche per i datori di lavoro immigrati è previsto che debbano avere almeno 5 anni di soggiorno regolare. Nessuno dice, invece, che fine faranno le richieste di permesso di soggiorno presentate con il decreto flussi del 2008 (ne sono state accolte 170 mila su 600 mila).

Bene. Sembra che i contrasti nel governo siano quasi risolti. Si tratta solo di vedere i dettagli e apprezzare la furbizia di questa classe politica nel perseguire la strategia populista dei consensi. A noi, cittadini, viene data l’opportunità di salvare la badante dalla schiavitù della clandestinità  con soli 500 euro.

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1 commento »

  1. Alessandra scrive,

    15 luglio 2009

    Interessante post: temo che sia vera l’ipotesi più cinica e non che “siamo” più sensibili ai problemi di anziani e persone fragili. In ogni caso conviene prendere il buono di questa politica populista e regolarizzare la collaboratrice domestica, qualunque sia la nostra visione del mondo.

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