Dove alloggiano gli over 50
Il 60% degli europei con più di cinquant’anni vive in una casa e il 40% in un condominio. In media ogni anziano ha più di due vani a disposizione. Più di un quarto vive con i figli; quasi il 10% vive nello stesso stabile di un figlio e il 25% abita in un raggio di 5 chilometri. Il 70% circa è proprietario dell’abitazione principale in cui vive. E per concludere, più si invecchia e minore è la mobilità residenziale. Questa è l’immagine che esce dalla media statistica di una ricerca condotta dall’ENSEE (Istituto nazionale francese di statistica e studi economici) su un campione di cittadini di dodici paesi della Comunità europea più la Svizzera (periodo 2006). Il confronto dei dati relativi ai singoli paesi, sebbene sia parziale, permette di capire alcune differenze importanti (sociali, economiche e culturali). Sappiamo sempre troppo poco degli altri paesi europei.
Nota: nel documento originale si usa il termine seniors per indicare gli over 50. E’ normale tradurlo con “anziani”. I grafici (purtroppo le tabelle non sono disponibili online) allineano quattro fasce di età: 50/59, 60/69, 70/79, 80 e più.
Casa o appartamento? (vedi grafico)
In Italia quasi il 60% degli over 50 vive in una casa con uno o due alloggi e non in un condominio. Senza grosse differenze tra le quattro fasce di età e con dei valori sotto la media europea, che si colloca tra il 33% della Repubblica Ceca e l’88% del Belgio. Per la Repubblica Ceca è stato spiegato con un forte fenomeno di inurbamento della popolazione agricola. Per gli altri paesi si può notare dal grafico che c’è una crescita costante della casa residenziale se passiamo dai paesi mediterranei a quelli del centro e poi del nord Europa. Si possono fare tante ipotesi per spiegare questa progressione: senz’altro economiche, ma anche collegate al territorio, alla popolazione e alla cultura locale.
Un aspetto interessante. Il numero degli anziani di Svezia, Danimarca e Paesi Bassi, che vivono in una casa e non in un condominio diminuisce repentinamente superati gli 80 anni. Nel grafico si vede anche che in Italia, Grecia e soprattutto in Polonia, avviene il contrario, gli over 80 che vivono in un edificio mono o bi-familiare superano i 50/79enni.
Distanza dai figli (vedi grafico)
I “seniors” (dai 50 anni in su) che coabitano con un figlio sono il 40% in Italia (superata da Polonia e Spagna e alla pari con la Grecia). Mentre negli altri paesi la percentuale è decisamente più bassa. La soluzione di una abitazione condivisa è più diffusa tra il ceto medio che vive fuori dalle grandi città e tra gli inquilini in affitto.
L’anziano che vive nello stesso stabile di un figlio, ma in un altro alloggio, è la condizione meno frequente in tutti i paesi. E’ quasi inesistente in Francia, Svezia, Belgio, Paesi-Bassi, Danimarca, dove invece è più facile che la distanza dal figlio rimanga entro i 5 chilometri. Germania, Austria e Grecia mostrano valori superiori alla media per quanto riguarda l’alloggio in un edificio comune con il figlio. La probabilità raddoppia quando si tratta di abitazioni condominiali.
Sembra che la distanza dai figli sia maggiore nei paesi nord-europei. Si potrebbe collegare alla struttura e al ruolo della famiglia, e a una maggiore indipendenza economica e psicologica dei componenti ad ogni età. Purtroppo i servizi publici o privati presenti sul territorio non sono gli stessi in tutti i paesi, e vi sono poi differenze notevoli, come in Italia, da una regione all’altra.
La vicinanza della famiglia è un aspetto importante per l’aiuto o l’assistenza agli anziani. Anche fare la spesa alimentare può essere un problema quando non si ha più una patente di guida. La scelta della coabitazione o della vicinanza diventa quasi obbligatoria, quando possibile, per quella parte di popolazione che oggi sente l’effetto forte della crisi economica e, ormai, sociale.
La casa di proprietà (vedi grafico)
Il mercato immobiliare è molto diverso da un paese all’altro. Lo studio dell’ENSEE individua tre gruppi di paesi. Essere proprietario della propria cosa è molto comune tra gli over 50 di Grecia, Spagna, Italia e Belgio. Anche in Polonia e Repubblica Ceca è abbastanza diffusa perché più facile acquistare la casa in cui si abita.
In Austria, Svizzera, Germania e Paesi Bassi è maggiore il numero di coloro (sempre over 50) che abitano in affitto: dal 43% al 47%..
Svezia Danimarca e Francia occupano nella statistica una posizione intermedia. Da notare comunque e dovunque che sopra gli 80 anni si ha un calo nella proprietà dell’alloggio.
L’edilizia popolare sovvenzionata con alloggi ad affitto contenuto è diversa per ogni paese. Si passa dal 35% del totale nazionale nei Paesi Bassi al 15/20% di Austria, Polonia, Svezia, Danimarca, Francia e Repubblica Ceca. Le percentuali più basse sono: 6% in Germania e Svizzera; 5% in Italia e Belgio, 2% in Spagna; e praticamente zero in Grecia.
La proprietà della casa non è legata solo al reddito. La ricerca ENSEE divide in due gruppi i paesi europei.
Nel primo, che va dalla Svezia alla Svizzera, avere un alto reddito, o appartenere a una generazione più recente o essere sposati significa di solito scegliere la proprietà di una casa piuttosto che di un appartamento condominiale.
Nel secondo gruppo (Mediterraneo, Austria e paesi dell’Europa orientale) questa correlazione non esiste, anzi a volte è invertita. In questi paesi la casa di proprietà è soprattutto un vecchio edificio, piuttosto che un appartamento moderno e confortevole.
Il tasso di proprietà è più elevato per le case che per gli appartamenti condominiali. La proprietà della casa è una condizione molto diffusa fino a 58 anni. Di solito l’acquisto avviene prima dei 50 anni. Dopo la tendenza diventa negativa, ma il passaggio dalla casa di proprietà ad un alloggio in affitto è raro prima degli 80 anni. Il calo con l’età è in parte dovuto a un effetto generazionale: in molti paesi la proprietà dell’abitazione è collegata allo sviluppo dell’edilizia residenziale dopo la seconda Guerra Mondiale insieme alla disponibilità creditizia. E cresce in misura maggiore a partire dagli anni novanta, quando con l’abbandono del Welfare a favore del libero mercato vi è un “crollo” dell’edilizia popolare e sovvenzionata.
Da una generazione all’altra aumenta il numero dei proprietari della propria abitazione aumenta, ed è ovviamente collegato al reddito familiare. Non in Spagna, dove invece la proprietà è la norma; o in Repubblica ceca e Belgio dove si è facilitato il passaggio di proprietà agli inquilini. La ricerca fa notare che in tutte le fasce di età le donne proprietarie di casa sono meno degli uomini.
Scarsa mobilità residenziale(vedi grafico)
Dopo i 50 anni è più improbabile che si cambi casa. Sempre di più con l’avanzare dell’età. Questo è un fatto positivo, almeno da un punto di vista culturale e psicologico. Ma potrebbe essere una scelta difficile: con l’età diminuisce la mobilità e spesso gli alloggi sono inadatti perché vecchi o costruiti senza prevedere l’invecchiamento della popolazione. Pensiamo, per esempio, in quanti palazzi bisogna superare alcuni gradini prima di raggiungere l’ascensore.
La scarsa mobilità residenziale degli anziani e lo scarso adeguamento delle abitazioni per i disabili (6% la media europea, vedi grafico) saranno un problema i molti paesi, e richiederanno soluzioni più coordinate sul territorio tra risorse familiari e servizi al cittadino, sia pubblici che privati.
Dalla ricerca emerge che Svezia, Danimarca e Paesi Bassi hanno una maggiore mobilità residenziale. Mentre in tutti gli altri paesi la stabilità residenziale raddoppia rispetto ai precedenti.
Riassunto dei dati relativi agli italiani over 50
60% vive in una casa e non in un condominio
2 vani, più o meno, a disposizione per persona
39% coabitano con i figli
24% abitano a non più di 5 km
10% vivono nello stesso stabile di un figlio
3% delle abitazioni è adatto a ospitare disabili
tra 72% e 82% sono proprietari dell’immobile
32 anni nello stesso alloggio per gli ultra-ottantenni






