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Lavoratori francesi che invecchiano

Ormai tutti siamo consapevoli che l’allungamento della vità porterà ad un allungamento della vita lavorativa. Resta da capire come sia possibile in una periodo di crisi ricorrente in cui aumenta anche la disoccupazione tra i giovani.

Comunque, in Francia, imprenditori e organizzazioni sindacali hanno concluso accordi di settore per aumentare la percentuale di lavoratori considerati anziani. L’Unione delle Industrie Chimiche (Francia) ha fissato come obiettivo il 5% entro il 2012 di lavoratori con più di 55 anni. L’industria farmaceutica (sempre in Francia) ha siglato un accordo con i sindacati per portare il tasso di assunzione degli over 50 dal 3,25% al 4,06% entro la fine del 2012.

La spinta a favorire l’assunzione o il mantenimento dei lavoratori più anziani viene da un decreto legge del maggio 2009 (siamo sempre in Francia) che stabilisce una linea di sviluppo con questi obiettivi:
1. Assunzione di lavoratori anziani.
2. Anticipazioni di  carriera.
3. Migliori condizioni di lavoro e prevenzione di situazioni di disagio.
4. Sviluppo di competenze, di qualifiche e accesso alla formazione.
5. Pianificazione del fine-carriera e della transizione tra lavoro e pensione.
6. Trasmissione di conoscenze e di competenze, e attività di tutor.

È l’inizio di qualcosa? Non vedo i lavoratori francesi fare “salti di gioia”.

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New senior e pantere grigie

pantere_thI New Senior e le Pantere Grigie sono le due tipologie più interessanti per il marketing secondo una indagine di Eurisko tra la popolazione anziana. Le altre quattro sono: housewives, old-senior, ordinari e appagati, costituiscono il 70%  della popolazione e corrispondono al profilo più classico dell’anziano.

New senior (16%) sono gli anziani che sostituiscono alla centralità della vita lavorativa altri interessi del tempo libero, con qualche timore per il futuro. Le pantere grigie (13%)  sono gli anziani più attivi, secondo l’indagine Eurisko, perché guardano al futuro impegnandosi in iniziative concrete. Hanno una scolarizzazione alta e non si accontentano di fare i nonni. Questi due segmenti di popolazione anziana insieme formano una fetta interessante di consumatori (per  un’offerta mirata), ma  anche un bacino per lo sviluppo di una nuova imprenditoria. E’ l’idea che emerge dalla presentazione dell’indagine.

graypanther03Le gray panther americane dello scorso secolo hanno ben poco a che fare con la tipologia delle pantere grigie uscita dalla ricerca sui consumatori. Allora era l’impegno politico e sociale che caratterizzava piccoli gruppi di anziani cresciuti nella lotta per i diritti civili. Qui invece si usa il termine pantere grigie per definire quegli anziani che hanno tali privilegi culturali ed economici   da renderli ancora interessanti per il mercato libero  e per il mercato del lavoro: “un maggior sostegno a questi imprenditori si tradurrebbe in un interessante aumento del Pil e dell’ occupazione.”(Affari & Finanza)

gray_panthersE l’altro 70% di anziani, quelli che non vogliono fare gli imprenditori e gli innovatori, che cosa rappresentano sul mercato? In fondo non sono pochi, consumano anche loro, ma sono meno disponibili a salire sulla giostra dei consumi: hanno meno mezzi economici; hanno forse meno salute; ignorano il Pil e non si sentono più come dei  30-40enni rampanti travolti dalla infomatizzazione del lavoro.

Queste ricerche di mercato, che tendono solo a individuare l’area più lucrosa del consumo, mi sembrano sempre poco obiettive nei confronti di una realtà sociale che mostra bisogni e necessità comuni a tutti gli anziani: soprattutto servizi ma anche beni culturali e materiali adatti a rendere meno difficile l’invecchiamento (maggiore autonomia fisica e psicologica). Per il lavoro e l’imprenditoria mi sembra  assurdo pensare che siano gli anziani a sollevare il Pil. E tanto meno a gratificarsi assumendosi anche il ruolo degli innovatori con partita iva. È un modo troppo semplice di interpretare la realtà e sempre dal punto di vista del libero mercato e del massimo profitto.

graypanther01-250L’invecchiamento della popolazione sarà sempre un problema economico da affrontare nel futuro e per questo richiede da subito una strategia basata su scelte di lunga prospettiva che vadano oltre il calcolo del Pil e gli interessi del mercato finanziario, e che investano tutto il sociale. Si ritorna sempre ai bisogni della società, degli uomini e delle donne di ogni età. Mentre il “libero mercato”, che sembra essere la fine di tutte le idologie, mostra buchi da tutte le parti e crea disuguaglianze “incolmabili”.  Anche tra gli anziani c’è questa consapevolezza e probabilmente quel 30% di popolazione che non lavora ma è attivo, rappresenta un buon punto di partenza per ripensare, noi tutti, i ruoli e i valori condivisi.

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Colf e badanti: dati finali

In 30 ottobre si è chiusa la porta che per un mese ha permesso a colf e badanti stranieri di regolarizzare la propria presenza in Italia.

Questi i dati dal comunicato del Ministero degli Interni del 01 ottobre 2009

  • domande inviate: 294.744
  • moduli richiesti: 351.219

Il rapporto sulla provenienza di connessione alla procedura:

  • Comuni: 3.238
  • associazioni e patronati: 137.160
  • consulenti del lavoro: 4.673
  • privati: 149.670

Distribuzione per mansione:

  • Colf: 180.408
  • Badanti: 114.336

I paesi di provenienza degli immigrati sono (in ordine decrescente): Ucraina, Marocco, Moldavia, Cina, Bangladesh, India, Egitto, Senegal, Albania e Pakistan (totale 70,57%).

Le province più interessate sono (in ordine decrescente): Milano, Roma, Napoli, Brescia, Bergamo, Torino, Caserta, Bologna, Modena, Reggio Emilia, che insieme raccolgono il 51,95% delle richieste.

Nella seguente tabella abbiamo calcolato quante domande sono state presentate ogni 1.000 abitanti. Possiamo facilmente notare che il numero di richieste è maggiore nelle regioni con  più abitanti e con la presenza di grandi città.  Lo sviluppo economico è probabilmente il fattore più determinante.

regioni ogni 1000 abitanti colf-bad popolazione
Lombardia 8,55 83.460 9.764.965
Emilia Romagna 6,93 30.124 4.349.332
Lazio 6,50 36.659 5.640.726
Campania 6,31 36.671 5.812.951
Veneto 4,90 23.954 4.893.309
Toscana 4,27 15.863 3.714.807
Liguria 4,17 6.729 1.614.561
Marche 3,81 5.983 1.571.897
Calabria 3,52 7.061 2.007.597
Piemonte 3,38 14.998 4.435.771
Umbria 2,84 2.543 896.106
Sicilia 2,43 12.231 5.036.424
Abruzzo 2,16 2.887 1.336.341
Puglia 2,06 8.421 4.078.990
Trentino Alto Adige 1,89 1.929 1.020.963
Friuli Venezia Giulia 1,82 2.246 1.231.825
Valle D’Aosta 1,41 180 127.210
Basilicata 1,21 712 589.836
Sardegna 1,11 1.852 1.670.057
Molise 0,75 241 320.353
TOTALE ITALIA 4,90 294.744 60.114.021

E’ evidente che all’interno di ogni regione giocano differenze economiche e sociali che non sempre hanno ragioni evidenti per chi non conosce direttamente le singole realtà. Per esempio, come interpretare la forte differenza fra Reggio Calabria e Catanzaro: da 6,6 a 2.1 per ogni 1000 abitanti. Oppure da 10,9 di Reggio Emilia al 4,4 di Ravenna.

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Si allunga la vita lavorativa

masiamosicuri-250La percentuale di anziani che lavorano aumenterà nei prossimi anni, e gli imprenditori dovranno fare più affidamento su di loro. Secondo l’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro i vantaggi per le aziende  sarebbero superiori ai potenziali problemi di salute e di età. Gli anziani hanno maggiori competenze e dedizione al lavoro, fanno meno assenze per malattia e si legano più a lungo a un’azienda. Anche le piccole e medie imprese possono  adottare una strategia che tenga conto dell’invecchiamento dei dipendenti nell’organizzazione del lavoro. Per esempio curare la salute e la sicurezza sul  lavoro, favorire lo scambio di competenze tra chi ha esperienza e chi inizia, adottare orari più flessibili, evitare discriminazioni anche nel linguaggio.

Ogni età ha i suoi acciacchi. E’ comunque importante per imprenditori e maestranze conoscere i rischi che corrono i lavoratori più anziani, allo scopo di prevenirli adeguando i ruoli e le mansioni. Nel sito dell’Agenzia europea un elenco di rischi connessi all’età: dai disturbi muscolo-scheletrici a quelli della vista.

Si allunga la vita lavorativa. Ma siamo sicuri che sia vita?

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Piloti over 60 con Air France

Mentre si decideva la cordata di salvataggio per Alitalia, Air France incontrava a settembre i rappresentanti di Age (vedi in basso) per discutere di occupazione tra i lavoratori anziani. Nel mese successivo ha iniziato il suo iter per l’approvazione al parlamento francese, una legge che permetterebbe dal 2010 al personale di volo di lavorare  sino a 60 anni e ai piloti sino a 65 anni (oggi 55 per tutti). Il sindacato nazionale dei piloti ha indetto uno sciopero di 5 giorni, mentre hostess e steward si fermeranno a dicembre per protesta. L’opposizione alla legge avrebbe ragioni economiche dovute alla crisi occupazionale nel settore aereo, e toccherebbe inoltre chi vede rimandata la possibilità di fare carriera.

L’azione contro la discriminazione e di riforma del mercato del lavoro intrapresa dal Parlamento europeo si scontra continuamente con l’opposizione delle organizzazioni sindacali e l’indifferenza di imprenditori pubblici e privati. Ancora manca un chiaro e visibile impegno strategico dei governi nazionali per favorire l’occupazione e la qualità del lavoro, senza le quali è difficile accettare qualsiasi riforma. Oggi,  c’è la tendenza a ridurre il problema della crisi agli ammortizzatori sociali e alle iniziative finanziarie di sostegno, trascurando o rimandando aspetti importanti come l’innovazione tecnologica, le condizioni di lavoro e i servizi al cittadino.

***** Dal bollettinno di European Older People’s Platform (associazione di organizzazioni nazionali e regionali in difesa dei diritti della popolazione anziana, co-finanziata dalla Commissione Europea):
Air France ha appena nominato un “Mr Senior” che sarà responsabile di contribuire al trattenimento del personale di Air France fino all’età di 65 anni, conformemente con la legislazione francese e migliorare gli interessi della forza lavoro anziana. Il 18 settembre i rappresentanti di Air France si sono riuniti con AGE per dibattere su come poter migliorare l’occupazione e la conservazione dei lavoratori anziani nel mercato attivo. Si è acceso un vivo e interessante dibattito sui motivi personali e professionali che inducono i lavoratori anziani ad abbandonare o a permanere nel mercato del lavoro; sulle strategie per le persone in età pensionistica, l’integrazione dei senior nella gestione delle risorse umane, la necessità di orari flessibili, uno studio della discriminazione per motivi di età, il trasferimento delle conoscenze e la ricchezza dei gruppi multigenerazionali, la creazione di permessi per assistenti, attrezzature di formazione per anziani e dibattito su alcuni esempi di compagnie europee coinvolte in programmi a favore degli anziani.”   (Age-platform, bollettino n. 86-2008)

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