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La telemedicina non è Elisir di Rai3

health-optiLa Regione Veneto è all’avanguardia per la Telemedicina, seguita da Piemonte, Lombardia ed Emilia Romagna. Il Veneto ha partecipato alla sperimentazione del progetto europeo di telemedicina in neurochirurgia  “Health Optimum”  con ottimi risultati. Il progetto è cominciato nel 2004 e da poco si è conclusa la seconda fase che ha coinvolto cinque paesi europei: Svezia, Danimarca, Spagna, Romania, oltre all’Italia.

Positiva  anche la sperimentazione condotta dall’ospedale Molinette di Torino in collaborazione con Telecom, che ha progettato un sistema di monitoraggio a domicilio  per i malati cronici: MyDoctor@Home permette di raccogliere dati sul paziente attraverso apparecchiature elettromedicali collegate via wireless e telefono a un centro di controllo con personale specializzato.

Al servizio di Telecom guardano con interessate diverse regioni, tra cui il Veneto dove le Asl si sono riunite nel  consorzio  “Arsenal.it” per affrontare insieme il passaggio alla telemedicina. L’iniziativa è nelle mani delle singole regioni perché a livello nazionale non c’è programmazione concreta se non quella di diffondere ottimi  consigli che riprendono le indicazioni della Commissione Europea. In questi anni la classe politica e amministrativa ha fatto ben poco, se non prendere l’iniziativa di tagliare 27mila posti letto negli ospedali pubblici. Obiettivo non facile visti i ritardi di attuazione nelle regioni del centro-sud. In questi giorni sono uscite nuove dichiarazioni entusiaste per la telemedicina (a volte come elisir di lunga vita), soltanto perché si è intravista la possibilità di tagliare un alto numero di posti letto.

E’ stato fatto molto poco se non nulla per promuovere la ricerca e la formazione nelle università sul complesso sistema della telemedicina, o la collaborazione tra aziende e amministrazioni locali per progettare le infrastrutture. Per esempio, è indispensabile che la banda larga per la trasmissione dati arrivi nelle case di tutti i cittadini.  Non si sta facendo nulla per informare i cittadini e prepararli al cambiamento. Più importante e conveniente è parlare del passaggio al digitale terrestre. E non c’è da stupirsi se molti pensano che la telemedicina sia la trasmissione Elisir in onda su Rai3.

Manca in Italia, e forse in molti paesi europei, un’attenzione per i veri problemi che riguardano il futuro prossimo. Manca una classe dirigente che non pensi al proprio tornaconto o al consenso. E soprattutto c’è al fondo l’incapacità di capire, prevedere e programmare uno sviluppo che non sia quello apparente del “libero mercato”.

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La CE si raccomanda tanto

La Commissione Europea rivolge un appello a tutti i paesi membri affinché diano completo appoggio al piano d’azione (2006-2015) che il Consiglio d’Europa ha approvato per migliorare la qualità di vita dei disabili e degli anziani.

Il documento pubblicato lo scorso 8 luglio invita “gli Stati membri ad adottare specifiche azioni volte a favorirne l’autonomia, l’indipendenza e la vita attiva, per migliorare l’accesso e la qualità dei servizi, compresi i servizi sociali e la tutela giuridica.”

Sono più di quaranta i punti in cui la Commissione europea ha articolato le raccomandazioni ai governi. Tre i temi principali:

1. Promuovere l’autonomia e la vita attiva e indipendente.

2. Migliorare la qualità dei servizi.

3. Rafforzare la parità di accesso ai servizi, compresi i servizi sociali e tutela giuridica.

Tutte raccomandazioni molto interessanti, che si ispirano ai principi fondamentali di una vita collaborativa e razionalmente fondata. Purtroppo la realtà è un’altra e non basta dire ai governi dei singoli paesi “che cosa fare”. Uguaglianza ed equità non possono essere degli obiettivi realisticamente raggiungibili se non cambia la distribuzione delle risorse disponibili. Non si può parlare di miglioramento della qualità della vita contando fideisticamente sulle regole del mercato. I tagli alla spesa pubblica e la “delega” quasi in bianco lasciata ai servizi privati per la salute, creano ancor più differenze tra i cittadini. In un paese come l’Italia c’è solo da sperare che regga il sistema del volontariato.

Il testo del documento è percorso in tutta la sua lunghezza dal condizionale, con molte ripetizioni di significato. Non vengono espressi vincoli  o impegni per controllarne l’attuazione. Tanto meno vengono date indicazioni economiche  (se non quella di allungare l’età pensionabile, che non c’entra  con la predisposizione dei servizi).  Forse non è il luogo.

Traduciamo dall’inglese le raccomandazioni della Commissione europea contenute nel documento CM/Rec(2009)6, che non  abbiamo trovato nella sezione in italiano del sito ufficiale. Rispondiamo così all’invito della CE di dare la massima diffusione alle raccomandazioni.

1. Promuovere l’autonomia e l’indipendenza e la vita attiva.

1.1. Persone con disabilità che invecchiano e persone anziane con disabilità desiderano vivere la loro vita con il massimo grado di libertà e di autonomia, in ambienti fisici e umani e con i servizi di sostegno che facilitino piuttosto che ostacolare questo stile di vita. Le seguenti raccomandazioni vanno verso questo obiettivo.1.1. Il diritto di scelta e di auto-determinazione deve essere rispettato. Eventuali limitazioni di questo diritto fondamentale devono essere rigorosamente limitate  in definite circostanze.

1.2. Le risorse e le personali potenzialità della popolazione anziana dovrebbero essere riconosciute e inserite in strategie di pianificazione e di sostegno.

1.3. Perché alcuni gruppi sociali (come le donne, le minoranze, i migranti e le persone con diverso orientamento sessuale) sono a rischio di discriminazione, è particolarmente importante salvaguardare la loro parità di diritti, quando  si organizzazione di servizi di sostegno e di vita autonoma e indipendente.

1.4. Le modalità di vita (a casa, assistiti o in alloggi residenziali di collocamento) dovrebbero tenere conto delle persone, dei loro desideri e bisogni.

1.5. Le opportunità di riabilitazione e di formazione dovrebbero essere fornite per assecondare una vita indipendente.

1.6. La preparazione ai cambiamenti della vita dovrebbe essere inserita  nei programmi per gli anziani con disabilità.

1.7. Il principio di apprendimento lungo tutto l’arco della vita deve essere applicato, indipendentemente dalla età e  capacità dei singoli. Il continuo sviluppo di nuove competenze, contribuisce a garantire l’autonomia personale, l’accesso e la partecipazione alla vita sociale. La formazione professionale deve essere adattata alle singole esigenze.

1.8. Le opportunità per una partecipazione attiva in tutti i settori della vita (per esempio, di volontariato, di lavoro o di politica, culturale, sociale e attività professionali) devono essere promosse dai governi, che riconoscono le conoscenze e le esperienze di vita delle persone anziane.

1.9. La solitudine e l’isolamento di molte persone in questi gruppi devono essere riconosciute e affrontate con la creazione di opportunità di partecipazione attiva, come ad esempio in ruoli speciali di volontariato e centri di appartenenza della comunità.

1,10. Una più flessibile età pensionabile dovrebbe essere introdotta, sulla base di preferenze personali e di capacità supportate.

1,11. La povertà tra le persone con disabilità dovrebbe essere evitata attraverso adeguate misure di protezione sociale.

1,12.Un sistema moderno  di informazione e di consulenza – anche tramite Internet – dovrebbero essere disponibile per aiutare le persone a prendere le proprie decisioni e a organizzare la loro vita indipendente.

1,13. Gli alloggi, gli edifici pubblici e i trasporti devono essere resi pienamente accessibili e utilizzabili al fine di garantire il più alto grado possibile di autonomia e di libertà di circolazione per le persone con disabilità.

1,14. Le amministrazioni pubbliche dovrebbero prendere le misure necessarie per garantire che i trasporti siano abbordabili e accessibili.

1,15. Gli Stati membri dovrebbero adottare misure per rafforzare la raccolta di dati, potenziare la ricerca e la compilazione di statistiche e dati con riguardo alle esigenze della popolazione di persone con disabilità e le persone anziane con disabilità.

1,16. Il personale dei servizi di assistenza dovrebbe conoscere i diritti delle persone interessate per l’autonomia personale, e scegliere il tipo, l’ubicazione, i tempi e il ritmo dei servizi che devono essere forniti.

1,17. I familiari dovrebbero ricevere materiale e altre forme di assistenza per consentire loro di sostenere una persona con disabilità a casa.

1,18. Le procedure di valutazione e di risposta alle esigenze dei cittadini dovrebbero essere aperte a revisione e cambiamenti indipendenti.

1,19. Il potenziale individuale  e le capacità personali devono essere sempre inclusi nella valutazione globale dei loro bisogni e delle esigenze di sostegno.

1,20. Regolari periodi di pausa dalle responsabilità nella cura degli anziani da parte dei familiari dovrebbero essere previsti fornendo assistenza alla famiglia. Ciò aiuterebbe ad allungare il periodo di sostegno familiare.

1,21. Servizi e il loro personale devono rispettare e tener conto del passo e del ritmo  delle persone con le quali si sta lavorando.

2. Migliorare la qualità dei servizi

Le seguenti raccomandazioni sono progettate in modo da valorizzare la qualità dei servizi in questo campo.

2.1. È essenziale che siano forniti servizi di qualità e in quantità sufficienti.

2.2. I disabili anziani e le persone anziane con disabilità dovrebbero essere pienamente e direttamente coinvolti in tutto il processo di progettazione, attuazione e valutazione dei servizi. Famiglie, amici e prestatori di cure dovrebbero anche essere coinvolti in questi processi.

2.3. Per quanto è possibile, i servizi dovrebbero essere forniti alla persona nel suo ambiente domestico o nella comunità locale, piuttosto che in un istituto residenziale, e quanto più possibile vicino alla sua abitazione.

2.4. Quando sono necessari diversi tipi di assistenza (per esempio, cure sanitarie e sociali), devono essere attentamente coordinati o integrati per rispondere efficacemente alle esigenze del singolo destinatario.

2.5.Dei consulenti indipendenti dovrebbero essere disponibili per spiegare alle persone la complessità dei servizi e indirizzarle verso le scelte più adatte.

2.6. La qualità dei servizi dipende in larga misura da una sufficiente quantità di forza-lavoro, con una gamma di personale addestrato per soddisfare i requisiti in termini di competenze dei loro particolari ruoli e compiti. La loro professionalità dovrebbe quindi essere riconosciuta e adeguatamente remunerata.

2.7. Quando coinvolti nell’assistenza, i familiari e il personale pagato dovrebbero ricevere una adeguata formazione, informazione e supporto dalle autorità pubbliche o di ONG.

2.8. I servizi dovrebbero essere adeguatamente finanziati, è una condizione necessaria, se non sufficiente, per essere di qualità soddisfacente. I responsabili per il finanziamento dovrebbe guardare a una varietà di fonti di finanziamento, come ad esempio i finanziamenti governativi, ONG nazionali e internazionali, le lotterie, i contributi delle imprese e quelli degli utenti dei servizi stessi.

2.9. Il diritto alla buona qualità dei servizi forniti da tutti i fornitori di servizi dovrebbe essere definito e garantito dalla legislazione, con sistemi chiaramente specificati. Le aree da coprire includono: la formazione e le qualifiche del personale, le norme di qualità in servizi specifici, i sistemi di controllo e di ispezione, e le denunce dei sistemi.

2,10. La garanzia di qualità e i sistemi e metodi di gestione, che tengano conto delle considerazioni di carattere etico e deontologico, sono adeguate in questo campo e dovrebbe essere usate in tali servizi.

2,11. La qualità  dei servizi devrebbe prestare la debita attenzione non solo alle necessità fisiche. Ma dovrebbe, se è il caso, rispondere alle necessità  culturali, emotive, sessuali e spirituali delle persone.

2,12. La qualità è rafforzata quando i servizi sono personalizzati attraverso piani d’azione individuale per ogni persona con disabilità.

2,13. Poiché le nuove tecnologie svolgono un ruolo sempre più importante nei servizi di sostegno, devono essere pienamente accessibili per gli anziani con disabilità  e formare  parte di un sistema di supporto integrato per i singoli.

3. Rafforzare la parità di accesso ai servizi, compresi i servizi sociali e la tutela giuridica

Evidentemente è importante per gli anziani con disabilità e le persone anziane con disabilità avere la piena parità di accesso alla tutela giuridica e sociale dei servizi. Storicamente, questo non è sempre stato il caso, con notevoli variazioni tra i vari paesi. La protezione giuridica è particolarmente importante, poiché senza queste persone sono vulnerabili alle variazioni locali delle politiche e delle prestazione. Naturalmente, tutti i cittadini dovrebbero avere parità di accesso ai servizi a cui hanno diritto per legge, le persone con disabilità non fanno eccezione.

Le seguenti raccomandazioni sono progettate in modo da valorizzare la parità di accesso ai servizi, compresi i servizi sociali e di tutela giuridica.

3.1. Le persone con disabilità non dovrebbe subire alcuna riduzione della loro diritti quando invecchieranno o se hanno già raggiunto un età più avanzata.

3.2. La gente dovrebbe essere in grado di nominare uno o più persone di fiducia (dalla propria famiglia o non) prima del verificarsi di una incapacità giuridica connessa con l’aggravarsi di una disabilità.

3.3. Le persone con disabilità devono essere protette dalla violenza e dagli abusi, ad esempio attraverso un facile accesso alle linee telefoniche di assistenza e ad altri sistemi.

3.4. La parità di diritti di accesso ai servizi sociali e alla protezione giuridica dovrebbe essere garantiti su tutto il territorio nazionale, anche in paesi con una struttura federale.

3.5. Un mediatore dovrebbe essere disponibile, come l’esperienza ha dimostrato di poter fornire un valido mezzo di protezione per le persone che ritengono gli sia stata negata la parità di accesso ai servizi sociali e / o il loro diritto alla tutela giuridica. Un sistema di mediazione può valere per tutti i gruppi di cittadini, o vi può essere un sistema specifico per le persone con disabilità.

3.6. Tutte le tariffe per gli utenti dei servizi dovrebbe essere ad un livello accessibile a garantire che i costi non siano un ostacolo per l’accesso ai servizi necessari.

3.7. Servizi e protezione giuridica dovrebbe essere fornite su base paritaria a tutti gli individui, indipendentemente dal loro stile di vita, l’origine, il tipo o il grado di disabilità, età, origine sociale o familiare, capacità finanziaria e di convinzioni religiose o filosofiche.

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Il libro “grigio” del ministro Sacconi

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disegno di copertina

La vita buona nella società attiva, il libro bianco sul modello del futuro sociale. ( Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali)

Il Libro bianco del ministro  Sacconi ha raccolto commenti positivi, ma le parti sociali aspettano sempre di essere consultate. Poche le critiche, e ovviamente  dalla Cgil, che  potrebbero risultare più fondate dopo il polverone delle elezioni amministrative ed europee.

Più che un quadro generale per guardare al futuro (lavoro, salute, pensione) del paese, il libro bianco propone una visione generica dei problemi che non svela alcuna soluzione concreta, e rimanda ogni spiegazione delle scelte che il governo intende fare . E’ evidente, invece, un tono moralistico che mette l’accento sulle scelte e responsabilità dell’individuo più che sulle necessità collettive e la mediazione dello Stato. Qua e là  ci sono critiche psicologiche al comportamento degli italiani, e allusioni alle nostre pessime abitudini. Più che un libro bianco sembra un libro pieno di ombre e di limature, un libro grigio.

Dopo le elezioni europee sapremo quali sono esattamente i progetti del governo, ma già in questo documento si possono vedere le tendenze: innalzamento dell’età pensionabile e parificazione in alto di uomini e donne, salari differenziati sul territorio, privatizzazione della Sanità al Sud, dipendenza dell’assistenza sanitaria dal sistema di previdenza individuale e riduzione dell’assistenza sanitaria pubblica limitata ai poveri e disperati.

Mi  piacerebbe fare un’analisi critica e costruttiva del testo presentato  alla stampa, ma per questo ci sono gli esperti che si pronunceranno. Noi possiamo limitarci ad una lettura (noiosa) di alcuni aspetti che riguardano la collocazione dei cittadini anziani in questa operetta morale del Ministro Sacconi. In particolare il capitolo sulla “Presa in carico delle persone”.

La soluzione proposta nel documento è un  welfare delle opportunità “fondato sulla «presa in carico»  della persona attraverso una ampia rete di servizi e di operatori – indifferentemente pubblici o privati“. E come arrivarci? Le “moderne tecnologie informatiche permettono oggi di seguire lo sviluppo integrale della persona, i suoi percorsi diagnostico terapeutici così come i suoi percorsi educativi e formativi e di lavoro.”

In concreto si tratterebbe di realizzare per ogni cittadino “il fascicolo personale elettronico, destinato a raccogliere le informazioni inerenti le varie fasi della vita, nonché gli interventi preventivi, curativi e riabilitativi e più in generale tutte le informazioni utili per l’integrazione sociale e la partecipazione attiva al mercato del lavoro.

Mi basta questo per avere un brivido di paura. Immaginiamoci un paese dove tutti i cittadini sono schedati, dove di ognuno è possibile sapere  i particolari più importanti della sua vita, i dati  sensibili della privacy. Il Welfare delle opportunità mi sembra molto vicino all’utopia totalitaria di chi vorrebbe, per il bene comune, razionalizzare e programmare l’individuo e la società.

Dietro alla proposta del fascicolo personale elettronico leggo un messaggio di questo tipo: se tu cittadino desideri maggiore sicurezza e una vita più lunga lo Stato deve sapere che cosa fai e come stai.

La gestione dei dati personali dovrebbe fornire uno strumento comune ai servizi che operano sul territorio: servizi pubblici e privati perché le misere finanze dello Stato non permetterebbero di gestire una macchina così complessa solo con i calanti contributi alla sanità e all’assistenza pubbliche. Senza dimenticare che ora ci sono i governi regionali, quindi: dove non arriva l’iniziativa pubblica, arrangiati secondo le regole di mercato.

Si tratta di favorire, in chiave sussidiaria, lo sviluppo di reti di servizio (partecipate da operatori pubblici e privati, profit e non profit) capaci di bilanciare aspetti di competitività e di collaborazione, nella ottica di migliorare efficacia ed efficienza dei servizi.

Questo vale per tutti i settori, dalla sanità all’educazione, dal lavoro alla pensione. “L’attore pubblico, da unico erogatore di servizi, diventa ora, mediante i regimi di autorizzazione e accreditamento… il soggetto che favorisce la crescita e lo sviluppo sul territorio del mercato dei servizi.

Dietro a questa prospettiva c’è l’idea che lo Stato diventi il regolatore del libero mercato dei servizi utilizzando le regole dell’amministrazione aziendale per l’amministrazione pubblica. Il paradosso è che lo Stato dovrebbe diventare una super-azienda in un mondo fatto di aziende e di famiglie.

Il capitolo conclude con un invito alla diffidenza verso i siti per l’incontro tra la domanda e l’offerta. Quindi,  occorre uno strumento istituzionale che favorisca la “completa e trasparente circolazione delle informazioni relative a chi cerca lavoro o lavoratori“.  Come dire: sì, va bene, le nuove tecnologie le libere iniziative ma solo con l’accredito delle istituzioni e aggiungo dei partiti.

Non bisogna aspettare il futuro per sapere che questo progetto non solo è irrealistico, ma è anche pessimo per le illusioni e le scarse conoscenze che diffonde. Aria fritta.

Meno assistenza più sofferenza (appunti sull’introduzione del Libro bianco)

1 – “Come già il Libro Verde, anche il Libro Bianco è dedicato ai giovani e alle loro famiglie. La dedica vuole essere sostanziale, non formale, perché un rinnovato modello sociale orientato a promuovere l’autosufficienza di ciascuna persona, di tutte le persone, è essenziale per ricostruire la fiducia nel futuro.

E gli altri cittadini, quelli che non sono una famiglia,  dove sono finiti ? O sono tutti in famiglie o potremmo pensare che single, vedove, orfani e malinconici non siano interessati al proprio futuro come cittadini? Quel termine “autosufficienza” suona molto come “ciascuno pensi per sé”. Nel documento si parla di “Welfare delle opportunità e delle responsabilità“, come se la battaglia per l’uguaglianza e le pari opportunità non fosse una necessità ancora quotidiana per tanti.

Un Welfare che interviene in anticipo, con una offerta personalizzata e differenziata, rispetto al formarsi del bisogno e che sa stimolare comportamenti e stili di vita responsabili e, per questo, utili a sé e agli altri.
Questo Welfare assomiglia molto ad uno Stato  che educa il cittadino, che gli insegna come comportarsi e che stabilisce cosa è utile per lui e per tutti. La prima cosa che mi ricorda è un regime di tipo sovietico.  Non solo: sento persino un odore socialista (solo odore, senza esagerare) come si vede nella prossima frase.

2 – “Il principio di una vita buona ha le sue radici in una vita attiva, nella quale il lavoro, valorizzato in tutte le sue forme ed espressioni, non sia una maledizione o, peggio, una attesa delusa, ma costituisca fin da subito nel ciclo di vita, la base della autonomia sociale delle persone e delle famiglie. Nella società della vita buona la dimensione personale e la dimensione sociale sono simultaneamente perseguite in modo da non trascurare i diversi aspetti costitutivi della esperienza elementare dell’uomo: la salute, il lavoro, gli affetti e il riposo.
Si sente uno spirito utopico in queste parole, qualcosa di sublime, di giusto che riempie il cuore di una pacata gioia. Peccato che siano solo parole già pronunciate da tanti predicatori e imbonitori di folle. Sulla Terra di paradisi non se ne sono ancora visti.  Nemmeno la Chiesa cattolica ne parla. Sofferenza e dolore, altro che “viziati da culture nikiliste“.

3 -”Rinnovate politiche per lo sviluppo sociale non sono rivolte al solo obiettivo di una più equa distribuzione della ricchezza, ma risultano funzionali esse stesse a una maggiore capacità di crescita della nostra economia perché riducono il bisogno, alimentano la qualità del capitale umano, stimolano la mobilità sociale, determinano nuovi lavori.
Oltre all’egualitarismo noto la centralità della “crescita dell’economia“: sono richiami ad una vecchia e dogmatica concezione comunista e socialista che considerava fondamentale il governo e il controllo del lavoro.

4 – Comunque non bisogna preoccuparsi perché, come sta scritto poche righe dopo: “La stessa crisi internazionale in atto impone il rinvio di molti dei cambiamenti qui ipotizzati e, in taluni casi, soluzioni incongruenti con essi.” Possiamo aspettarci di tutto. Dovremmo solo fidarci.

5 – L’introduzione di Maurizio Sacconi  si chiude così:

Le persone prima di tutto, nei provvedimenti anticrisi e nella costruzione del nuovo Welfare. Le persone fine ultimo di ogni azione politica e valore fondamentale nella società che verrà dopo la crisi.

In tutto il documento si possono ritrovare le stesse considerazioni espresse  nella presentazione; i soliti richiami a una concezione (forse una neo-ideologia che fa un bel pastone di socialismo, libero mercato, buonismo, autoritarismo e il buon vecchio cemento religioso).

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Più servizi, meno indennità

Uno studio della Fnp-Cisl (sindacato di pensionati) solleva il dubbio sull’efficacia dell’indennità di accompagnamento e propone di utilizzare una parte di questi fondi per creare dei servizi nel territorio.

L’indennità di accompagnamento viene concessa a persone totalmente inabili. Nel 2008 valeva 465 euro per 12 mensilità. Nel 2007 lo Stato ha speso 7.128 milioni, e 10.175 se si sommano le indennità e pensioni di invalidità. La spesa pubblica per l’indennità di accompagnamento è vicina a quella per i servizi sanitari erogati in regime domiciliare, diurno o residenziale. Lo studio sottolinea che mentre per la prima spesa è molto difficile valutarne il rendimento, per la seconda, invece, è possibile analizzare e controllare i servizi erogati per i non autosufficienti.

L’indennità è nata per rispondere alla carenza delle strutture pubbliche (sanitarie e residenziali) e, secondo il sindacato, non corrisponderebbe più alla tendenza in atto che sostituisce la solidarietà all’assistenzialismo. In pratica, una parte dei fondi potrebbe essere usata per consolidare e sviluppare, dove non c’è, l’offerta dei servizi pubblici (welfare),  a vantaggio di tutti coloro che ne hanno diritto. (fonte: superabile.it)

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Colpa dei familiari e dello Stato

“Ma la responsabilità prima è dello Stato, in tutte le sue articolazioni statali e locali, che dovrebbe mettere i parenti dell’anziano nelle condizioni di occuparsene, anche a tempo pieno, se necessario, e non lo fa.”

Da un commento apparso su Agoravox.it – “Muore un’anziana: effetto collaterale?” – in relazione all’omicidio di una donna ottantenne da parte della badante all’inizio dell’anno. Dopo aver sottolineato “un eccesso di delega di funzioni di cura a soggetti estranei al nucleo familiare”, l’articolo punta il dito contro lo Stato che preferisce detassare i costi di badanti e colf per far crescere il PIL, piuttosto che sostenere direttamente la famiglia.

Avevamo visto a marzo un rapporto di Eurobarometro che, intervistando un campione di cittadini europei, ha chiesto quali provvedimenti prendere per prevenire i maltrattamenti agli anziani: prima di tutto pene più severe per i responsabili, e poi una maggiore formazione per i familiari e i collaboratori che li assistono.

Secondo il rapporto di Eurobarometer il problema sugli abusi degli anziani sorge spesso tra le persone addette alla cura – professionisti e familiari – perché si sentono sopraffatte e incapaci di affrontare la situazione, piuttosto che intenzionati a nuocere. (Eurobarometro: anziani a rischio)

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