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Lavoratori francesi che invecchiano

Ormai tutti siamo consapevoli che l’allungamento della vità porterà ad un allungamento della vita lavorativa. Resta da capire come sia possibile in una periodo di crisi ricorrente in cui aumenta anche la disoccupazione tra i giovani.

Comunque, in Francia, imprenditori e organizzazioni sindacali hanno concluso accordi di settore per aumentare la percentuale di lavoratori considerati anziani. L’Unione delle Industrie Chimiche (Francia) ha fissato come obiettivo il 5% entro il 2012 di lavoratori con più di 55 anni. L’industria farmaceutica (sempre in Francia) ha siglato un accordo con i sindacati per portare il tasso di assunzione degli over 50 dal 3,25% al 4,06% entro la fine del 2012.

La spinta a favorire l’assunzione o il mantenimento dei lavoratori più anziani viene da un decreto legge del maggio 2009 (siamo sempre in Francia) che stabilisce una linea di sviluppo con questi obiettivi:
1. Assunzione di lavoratori anziani.
2. Anticipazioni di  carriera.
3. Migliori condizioni di lavoro e prevenzione di situazioni di disagio.
4. Sviluppo di competenze, di qualifiche e accesso alla formazione.
5. Pianificazione del fine-carriera e della transizione tra lavoro e pensione.
6. Trasmissione di conoscenze e di competenze, e attività di tutor.

È l’inizio di qualcosa? Non vedo i lavoratori francesi fare “salti di gioia”.

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Colf e badanti: dati finali

In 30 ottobre si è chiusa la porta che per un mese ha permesso a colf e badanti stranieri di regolarizzare la propria presenza in Italia.

Questi i dati dal comunicato del Ministero degli Interni del 01 ottobre 2009

  • domande inviate: 294.744
  • moduli richiesti: 351.219

Il rapporto sulla provenienza di connessione alla procedura:

  • Comuni: 3.238
  • associazioni e patronati: 137.160
  • consulenti del lavoro: 4.673
  • privati: 149.670

Distribuzione per mansione:

  • Colf: 180.408
  • Badanti: 114.336

I paesi di provenienza degli immigrati sono (in ordine decrescente): Ucraina, Marocco, Moldavia, Cina, Bangladesh, India, Egitto, Senegal, Albania e Pakistan (totale 70,57%).

Le province più interessate sono (in ordine decrescente): Milano, Roma, Napoli, Brescia, Bergamo, Torino, Caserta, Bologna, Modena, Reggio Emilia, che insieme raccolgono il 51,95% delle richieste.

Nella seguente tabella abbiamo calcolato quante domande sono state presentate ogni 1.000 abitanti. Possiamo facilmente notare che il numero di richieste è maggiore nelle regioni con  più abitanti e con la presenza di grandi città.  Lo sviluppo economico è probabilmente il fattore più determinante.

regioni ogni 1000 abitanti colf-bad popolazione
Lombardia 8,55 83.460 9.764.965
Emilia Romagna 6,93 30.124 4.349.332
Lazio 6,50 36.659 5.640.726
Campania 6,31 36.671 5.812.951
Veneto 4,90 23.954 4.893.309
Toscana 4,27 15.863 3.714.807
Liguria 4,17 6.729 1.614.561
Marche 3,81 5.983 1.571.897
Calabria 3,52 7.061 2.007.597
Piemonte 3,38 14.998 4.435.771
Umbria 2,84 2.543 896.106
Sicilia 2,43 12.231 5.036.424
Abruzzo 2,16 2.887 1.336.341
Puglia 2,06 8.421 4.078.990
Trentino Alto Adige 1,89 1.929 1.020.963
Friuli Venezia Giulia 1,82 2.246 1.231.825
Valle D’Aosta 1,41 180 127.210
Basilicata 1,21 712 589.836
Sardegna 1,11 1.852 1.670.057
Molise 0,75 241 320.353
TOTALE ITALIA 4,90 294.744 60.114.021

E’ evidente che all’interno di ogni regione giocano differenze economiche e sociali che non sempre hanno ragioni evidenti per chi non conosce direttamente le singole realtà. Per esempio, come interpretare la forte differenza fra Reggio Calabria e Catanzaro: da 6,6 a 2.1 per ogni 1000 abitanti. Oppure da 10,9 di Reggio Emilia al 4,4 di Ravenna.

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Il 65% sa usare lo sportello virtuale

Aggiornamento 29 settembre 2009

Dal comunicato del Ministero degli Interni del 29 settembre 2009 alle ore 18,00:

  • domande inviate: 257.975
  • moduli richiesti: 316.493
  • ricevute consegnate: 256.361.

Il rapporto sulla provenienza di connessione alla procedura:

  • Comuni: 3.483
  • associazioni e patronati: 140.149
  • consulenti del lavoro: 4.965
  • privati: 167.896.

Le province più interessate sono (in ordine decrescente): Milano, Roma, Napoli, Brescia, Bergamo, Torino, Bologna Caserta, Modena, Firenze, che insieme raccolgono il 53% delle richieste.

I paesi di provenienza degli immigrati sono (in ordine decrescente): Ucraina, Marocco, Moldavia, Cina, Bangladesh, India, Egitto, Senegal, Perù, Filippine (totale 69,89%).

Il 65% circa delle domande (al 29-9-2009) è stato inoltrato da privati cittadini con il proprio computer a casa o al lavoro. Il restante 35%  proviene da associazioni e patronati che fanno da mediatori nella richiesta di regolarizzazione per colf e badanti. Poiché  è possibile presentare la domanda solo via Internet, molto probabilmente si sono rivolti ad associazioni e patronati le persone che non sanno usare il computer o che non si ritengono abbastanza abili per affrontare una procedura tutta digitale. Per il tipo di richiesta possiamo anche ipotizzare che le domande siano presentate da cittadini di età adulta e più adulta.

I dati disponibili dicono che in Italia vi sono 10/11 milioni di famiglie collegate a Internet (il 70% di queste utilizza una linea Adsl) e che 30 milioni di italiani navigano sul web, circa il 61% fra gli 11 e i 74 anni. Siamo un po’  al di sotto della media fra i  paesi europei.  Tuttavia, anche in Italia per le fasce d’età adulta la percentuale di utenti è costantemente in aumento.

Questa “marcia forzata” per la regolarizzazione di colf e badanti è un indizio di cambiamento del rapporto tra cittadini e istituzioni attraverso la rete. Un cambiamento  purtroppo “forzato” in questo caso perché non ci sono alternative. Se il 65% sceglie il contatto telematico con le istituzioni, è giunto però  il momento per l’Amministrazione pubblica di pensare all’altro 35% che non usa Internet, e di capirne le ragioni. La “pensata” di scaricare il costo degli sportelli al pubblico su associazioni e patronati non è “leale” e nasconde un’incapacità di trovare soluzioni adatte alle esigenze di tutti i cittadini. Per esempio fornendo servizi personalizzati e diretti nelle situazioni più difficili, ma anche garantendo a tutti i cittadini, giovani e anziani, un collegamento via Internet e di qualità decente. I cambiamenti in positivo a costo zero non esistono. I vantaggi in genere vengono dopo.

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Ostacoli per colf e badanti

Aggiornamento 17 settembre 2009

Il comunicato del Ministero degli Interni del 16 settembre 2009 fornisce i seguenti dati:

  • domande inviate: 94.122
  • moduli richiesti: 131.017
  • ricevute consegnate: 93.625.

Il rapporto sulla provenienza di connessione alla procedura:

  • Comuni: 816
  • associazioni e patronati: 45.285
  • consulenti del lavoro: 898
  • privati: 47.123.

Nel sito del Ministero è disponibile un elenco (scarica PDF) con tutti i patronati e le associazioni che possono agire da intermediario nella presentazione delle domande di regolarizzazione di colf e badanti.

Segnaliamo inoltre che martedì scorso tre senatori radicali eletti nel PD – Emma Bonino, Marco Perduca e Donatella Poretti – hanno presentato una interrogazione al Ministero dell’Interno per chiedere “interventi immediatamente esecutivi allo scopo di rivedere i criteri finanziari e di agevolare le procedure burocratiche in previsione del termine stringente del 30 settembre prossimo”.
I principali ostacoli indicati nella interrogazione che impediscono una regolarizzazione ampia di colf e badanti sono il versamento a fondo perduto di 500 euro e il tetto minimo di 20 mila euro. Infatti solo in Lombardia e Lazio il reddito medio è superiore ai 20.000 euro.
Inoltre occorre snellire e facilitare le procedure soprattutto per i cittadini anziani che hanno meno dimestichezza con il computer.


Aggiornamento 11 settembre 2009

L’ultimo bollettino del Ministero degli Interni è del 10 settembre 2009 e dichiara 54.000 domande presentate. Sono poche se ricordiamo che le previsioni erano di 300/600.000 domande di regolarizzazione per colf e badanti. La maggior parte delle richieste vengono da Milano, Roma e Napoli. I principali paesi d’origine degli immigrati sono Ucraina, Moldavia, Marocco, Bangladesh, Cina Popolare.

Attraverso associazioni e patronati sono state richiesti 31.000 moduli e 48.000 da privati. Le domande inviate mercoledì sono state circa 8.000, in lenta crescita con i giorni immediatamente precedenti. Nel bollettino non ci sono indicazioni che permettano di definire i datori di lavoro e neppure quelle che riguardano il tipo di lavoro (colf o badante).


500 euro per liberare una badante – 14 luglio 2009

Si calcola che siano da 300 a 600 mila le colf e badanti senza permesso di soggiorno. La proposta di regolarizzarle viene da una parte del governo, ma è ostacolata dalla lega, che la vede in contrasto con il recente Ddl sulla sicurezza approvato dalle camere e in attesa di firma del Presidente Napolitano. Qualcuno suggerisce che questa regolarizzazione di colf e badanti “clandestini” sia un modo per tenere a bada la Chiesa dopo il richiamo del Papa alla moralità di chi governa il paese e le critiche alla legge sull’immigrazione. Tutto può essere. Ma è più importante capire in che direzione stiamo andando.

Prima di tutto non si capisce perché possano beneficiare di questa “sanatoria” solo colf e badanti? E gli altri lavoratori irregolari? Tra gli intenti dichiarati dai promotori del provvedimento vi è quello di portare alla luce il lavoro sommerso. Ma a quanto sembra nell’edilizia e nell’industria non interessa toccare condizioni di lavoro spesso ingiuste e pericolose. O forse significa soltanto che siamo tutti “più sensibili” ai disagi degli anziani e ai problemi domestici.

Per l’assistenza agli anziani si parla di un milione di famiglie interessate. Possiamo ipotizzare che almeno il 50% dei lavoratori impiegati a domicilio siano al nero per convenienza, imposizione o perché senza permesso di soggiorno. I numeri sono incerti, ma sono consistenti e pesano in una situazione di crisi economica e di valori etici.

La “regolarizzazione selettiva dei rapporti di lavoro domestico”, così è stata riproposta nell’accordo tra i ministri Maroni e Sacconi, sembra essere un provvedimento necessario al governo per recuperare consensi tra i cittadini che con la nuova legge sulla sicurezza e immigrazione, improvvisamente, diventerebbero penalmente perseguibili per favoreggiamento alla clandestinità. Inoltre, la “sanatoria” (non si dovrebbe usare questo termine perché la Comunità Europea è contraria) ridurrebbe il numero dei migranti (un milione?) che diventeranno clandestini da un giorno all’altro, mettendo così in seria difficoltà il lavoro della Polizia e della Magistratura.

Sul piano economico, la regolarizzazione del lavoro sommerso porterà alle casse dello Stato un discreto aumento contributivo. Più che giusto visto che è indispensabile assicurare tutti i servizi (sanità, educazione, trasporti…) a tutti i cittadini italiani e stranieri che in questo paese ci vivono e ci lavorano. Purtroppo non sembra essere questa la tendenza, perché i tagli previsti della spesa pubblica non permetteranno di soddisfare le necessità urgenti della sanità, o della giustizia e sicurezza.

Nell’immediato, con l’approvazione della regolamentazione, arriveranno nelle casse dello Stato più di 2 miliardi di euro, pescando nelle tasche degli anziani e delle famiglie. Infatti, ogni richiesta di regolarizzazione prevede il pagamento di 500 euro per assicurarsi la non punibilità del lavoratore in nero e del suo datore di lavoro. A questo si aggiungono 100/200 euro per il permesso di soggiorno (da rinnovare ogni anno) a carico del lavoratore immigrato. Queste sono le cifre si cui si è parlato sino ad ora.

La sanatoria ha però dei limiti che dovrebbero rimediare a irregolarità rilevate con il decreto flussi del 2008. Non potranno richiedere il condono gli immigrati arrivati oltre i tre mesi dall’entrata in vigore della legge. Saranno esclusi quelli con sanzioni penali o di espulsione, ovviamente. Anche per i datori di lavoro immigrati è previsto che debbano avere almeno 5 anni di soggiorno regolare. Nessuno dice, invece, che fine faranno le richieste di permesso di soggiorno presentate con il decreto flussi del 2008 (ne sono state accolte 170 mila su 600 mila).

Bene. Sembra che i contrasti nel governo siano quasi risolti. Si tratta solo di vedere i dettagli e apprezzare la furbizia di questa classe politica nel perseguire la strategia populista dei consensi. A noi, cittadini, viene data l’opportunità di salvare la badante dalla schiavitù della clandestinità con soli 500 euro.

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500 euro per liberare una badante

Aggiornamento 11 settembre 2009

L’ultimo bollettino del Ministero degli Interni è del 10 settembre 2009 e dichiara 54.000 domande presentate. Sono poche se ricordiamo che le previsioni erano di 300/600.000 domande di regolarizzazione per colf e badanti. La maggior parte delle richieste vengono da Milano, Roma e Napoli.  I principali paesi d’origine degli immigrati  sono Ucraina, Moldavia, Marocco, Bangladesh, Cina Popolare.

Attraverso associazioni e patronati sono state richiesti 31.000 moduli e 48.000 da privati. Le domande inviate mercoledì sono state circa 8.000, in lenta crescita con i giorni immediatamente precedenti. Nel bollettino non ci sono indicazioni che permettano di definire i datori di lavoro e neppure quelle che riguardano il tipo di lavoro (colf o badante).


500 euro per liberare una badante – 14 luglio 2009

Si calcola che siano da 300 a 600 mila le colf e badanti senza permesso di soggiorno. La proposta di regolarizzarle viene da una parte del governo, ma è ostacolata dalla lega, che la vede in contrasto con il recente Ddl sulla sicurezza approvato dalle camere e in attesa di firma del Presidente Napolitano.  Qualcuno suggerisce che questa regolarizzazione di  colf e badanti  “clandestini”  sia un modo per  tenere a bada la Chiesa dopo il richiamo del Papa alla moralità di chi governa il paese e le critiche alla legge sull’immigrazione. Tutto può essere. Ma è più importante capire in che direzione stiamo andando.

Prima di tutto non si capisce perché possano beneficiare di questa “sanatoria” solo colf e badanti? E gli altri lavoratori irregolari? Tra gli intenti dichiarati dai promotori del provvedimento vi è quello di portare alla luce il lavoro sommerso. Ma a quanto sembra nell’edilizia e nell’industria non interessa toccare condizioni di lavoro spesso ingiuste e pericolose. O forse significa soltanto che siamo tutti “più sensibili” ai disagi degli anziani e ai problemi domestici.

Per l’assistenza agli anziani  si parla di un milione di famiglie  interessate. Possiamo ipotizzare che almeno il 50% dei lavoratori impiegati a domicilio siano al nero per convenienza, imposizione o perché senza permesso di soggiorno. I numeri sono incerti, ma  sono consistenti e pesano in una situazione di crisi economica e di valori etici.

La “regolarizzazione selettiva dei rapporti di lavoro domestico”, così è stata riproposta nell’accordo tra i ministri Maroni e Sacconi, sembra essere un provvedimento necessario al governo per recuperare consensi tra i cittadini  che con la nuova legge sulla sicurezza e immigrazione,  improvvisamente, diventerebbero penalmente perseguibili per favoreggiamento alla clandestinità. Inoltre, la “sanatoria” (non si dovrebbe usare questo termine perché la Comunità Europea è contraria) ridurrebbe il numero dei migranti (un milione?) che diventeranno clandestini da un giorno all’altro, mettendo così in seria difficoltà il lavoro della Polizia e della Magistratura.

Sul piano economico, la regolarizzazione del lavoro sommerso porterà alle casse dello Stato un discreto aumento contributivo. Più che giusto visto che è indispensabile assicurare tutti i servizi (sanità, educazione, trasporti…) a tutti i cittadini italiani e stranieri che in questo paese ci vivono e ci lavorano. Purtroppo non sembra essere questa la tendenza, perché i tagli previsti della spesa pubblica non permetteranno di soddisfare le necessità urgenti della sanità, o della giustizia e sicurezza.

Nell’immediato, con l’approvazione della regolamentazione, arriveranno nelle casse dello Stato più di 2 miliardi di euro, pescando nelle tasche degli anziani e delle famiglie. Infatti, ogni richiesta di regolarizzazione prevede il pagamento di 500 euro per assicurarsi la non punibilità del lavoratore in nero e del suo datore di lavoro. A questo si aggiungono 100/200 euro per il permesso di soggiorno (da rinnovare ogni anno) a carico del lavoratore immigrato.  Queste sono le cifre si cui si è parlato sino ad ora.

La sanatoria ha però dei limiti che dovrebbero rimediare a irregolarità rilevate con il decreto flussi del 2008. Non potranno richiedere il  condono gli immigrati arrivati oltre i tre mesi dall’entrata in vigore della legge. Saranno esclusi quelli con sanzioni penali o di espulsione, ovviamente. Anche per i datori di lavoro immigrati è previsto che debbano avere almeno 5 anni di soggiorno regolare. Nessuno dice, invece, che fine faranno le richieste di permesso di soggiorno presentate con il decreto flussi del 2008 (ne sono state accolte 170 mila su 600 mila).

Bene. Sembra che i contrasti nel governo siano quasi risolti. Si tratta solo di vedere i dettagli e apprezzare la furbizia di questa classe politica nel perseguire la strategia populista dei consensi. A noi, cittadini, viene data l’opportunità di salvare la badante dalla schiavitù della clandestinità  con soli 500 euro.

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