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Chi assiste chi

I rischi dell’età
2,5 milioni di «over 65» sono a rischio per abuso di alcolici, medicinali e sostanze illegali. La notizia estrapolata  dal X Congresso di psicogeriatria è stata lo spunto per molti titoli della stampa on e off line, soprattutto per l’abuso di sostanze illegali. A fare scandalo sono i 10 mila  over-65 che usano droghe leggere e pesanti, mentre gli altri 2 millioni 490 mila dediti ad alcol, psicofarmaci e varie raccolgono meno interesse. Poco importa però questa differenza numerica perché molte delle ragioni che inducono all’abuso sono le stesse: depressione, ansia, solitudine o isolamento, esperienze dolorose, malattia e non ultimo l’incertezza economica. Ma dove trovano i soldi per drogarsi i poveri pensionati? Infatti la maggior parte si affeziona alla bottiglia o frequenta le farmacie con il benestare della medicina ufficiale. Gli italiani con più di 65 anni sono 12 milioni e hanno molte ragioni per essere incazzati, ma a quanto pare preferiscono farsi un bicchiere o uno spinello o almeno un tavor dopo cena. Purtroppo non è così divertente e dobbiamo invece capire che questa fragilità psicologica riguarda  gran parte degli anziani e non solo quei 2,5 milioni che “si fanno” tutti i giorni.

in un caldo pomeriggioLa qualità di vita dei caregiver
Gli acciacchi della vecchiaia oggi sono considerati come malattie perché ormai  pensiamo che l’invecchiamento sia una malattia. Però la qualità della vita ha poco a che fare con il deterioramento fisico. Anche nei casi di  malattie  invalidanti o croniche, o di demenze senili si è constatato che migliori condizioni di assistenza e cura hanno un effetto immediato sui pazienti.  La qualità di vita degli anziani assistiti è strettamente legata a quella di coloro che li assistono in casa. Sono familiari e parenti che si fanno carico dei loro bisogni nell’ambito di una vita domestica e di una condizione economica in molti casi non favorevoli. L’80% sono donne (mogli, figlie, nuore) che, secondo indagini, hanno una qualità di vita peggiore degli uomini, e sono più soggette ad ansia e depressione che sviluppano in due o tre anni di convivenza con il malato non autosufficiente.  Chi si prende cura di un familiare è lasciato solo o poco considerato dall’assistenza sanitaria e sociale, ma ogni giorno deve affrontare problemi pratici e condizioni emotive che minano la sua resilienza. Il 70% assume ansiolitici e antidepressivi e i  casi di burnout tra i caregiver finiscono quasi sempre con l’ospedalizzazione dell’anziano che curavano.

La sanità italiana
In Italia i familiari che si prendono cura di anziani non autosufficienti sono 2 milioni, di cui 500 mila hanno più di 65 anni. Ogni anno aumentano di 50 mila unità. Dedicano all’assistenza dalle 8 alle 15 ore ogni giorno, che, fatto qualche calcolo, diventano circa 7 miliardi di ore di lavoro socialmente e umanamente utile in un anno. Ma fino a che punto questo enorme cerotto potrà resistere senza un cambiamento di strategie nel sistema sanitario nazionale? Esistono centri di appoggio per gli anziani sul territorio, ma molto dipende dalle insufficienti risorse delle amministrazioni locali e regionali, e ancora molto dovrà essere fatto. L’intervento sanitario per gli anziani è essenzialmente di tipo ospedaliero nei momenti acuti della malattia, ma una volta dimessi la struttura sanitaria non è nelle condizioni di seguire il malato a domicilio. Il medico di base mediamente fa quel che può.  Oggi si fanno esperimenti di telemedicina e alcune ricerche sul campo  mostrano i primi risultati. Tuttavia siamo ancora lontani da una assistenza uguale per tutti i cittadini. Qualcuno al Congresso di psicogeriatria ha parlato di spostare l’approccio agli anziani da  bio-medico a bio-sociale. Giusto, nella speranza che non finisca col pesare solo sulle famiglie. Occorre invece mettere in pratica strategie di supporto per l’assistenza a domicilio, prima di tutto formando personale che sappia intervenire e comunicare  con i familiari dell’anziano. In molti casi è importante la capacità emotiva oltre quella tecnica.  E poi occorre costruire una sistema di servizi sul territorio con nuove tecnologie per cui l’ospedale non sia tanto la zattera a cui aggrapparsi nell’emergenza ma un centro di controllo e monitoraggio dei pazienti. Stiamo pensando a un lontano futuro? Non tanto, secondo uno dei relatori, per come funziona oggi il sistema sanitario nazionale italiano entro dieci anni  dovrebbe scoppiare, e forse conviene pensarci subito.  La privatizzazione della sanità non ha portato risultati esaltanti e soprattutto dimostra di non avere fiato senza il sostegno della spesa pubblica. Il sistema  sanitario nazionale è vecchio, manca di infrastrutture di rete, la ricerca va avanti a fatica, non si investe sulla formazione, e ci sono notevoli disparità nei servizi per la salute da un territorio all’altro. Per non parlare dei vizi politici e amministrativi. Occorrono, invece e da subito, scelte strategiche sia nella sanità sia nel sociale che permettano di ridurre l’impatto dell’invecchiamento della popolazione. Occorrono risorse economiche e umane per restituire dignità alle persone in difficoltà. Altrimenti, se così non fosse, gli anziani che abusano di alcol, droghe e psicofarmaci non potranno che crescere di numero.

Fine del mio commento allargato, ma chi vuole approfondire alcuni argomenti sugli anziani fragili dovrebbe ascoltare le relazioni e vedere le slide presentate al X Congresso di psicogeriatria. Analisi generali, esperienze nate dalla ricerca di base, indicazioni concrete di intervento.

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Resilienza e depressione

La resilienza è un mix di resistenza ed elasticità. Il termine è anche usato per indicare la capacità di ciascuno di affrontare momenti di forte crisi personale o di dolore profondo e di ricostruire la propria vità con una nuova visione della realtà. Sin da bambini impariamo a reagire con una personale resilienza di fronte a situazioni ingiuste e traumatiche, che poi da adulti trasformiamo in alcuni  comportamenti più o meno consapevoli. Ma è con la vecchiaia che la resilienza diventa  fragile, per molte ragioni fisiche e psicologiche, e richiede un diverso supporto dall’esterno.

resilienzaQuesta capacità di resistere e di non spezzarsi è personale (esperienza, educazione) ma è sempre condizionata dai rapporti interpersonali, dal contesto familiare e sociale in cui viviamo. Con l’invecchiamento  le relazioni diminuiscono perché vengono a mancare le persone e le occasioni.  Inoltre l’anziano perde rapidamente  il suo ruolo nella società quando non è più produttivo secondo le regole di mercato. A ciò si aggiunge l’isolamento e l’abbandono in cui è lasciato soprattutto nelle grandi aree urbane. E così accade che la scarsa resilienza porti l’anziano ad una maggiore esposizione verso la depressione, la demenza o peggio.

Che cosa si può fare per gli anziani? Abbastanza se non molto, ma lascio la risposta all’articolo di Paolo Ferrario (leggi: Fare “resilienza” per fronteggiare le crisi) che piega molto bene che cosa sia la resilienza, con esempi e ragioni, e  che cosa occorra  per aiutare gli anziani. Vorrei solo riportare alcune sue considerazioni: “Occorrono radici da innaffiare: perché un albero con forti radici resiste meglio alle bufere”.  La metafora mi è subito piaciuta, ovvio, ma  credo che le radici non dipendano tanto da  solidi e antichi valori quanto invece delle scelte che ogni giorno abbiamo fatto e  facciamo. Infatti l’articolo conclude con un invito alla consapevolezza: “la pratica della resilienza è abbastanza consolante. Non risolutiva ma consolante. Ogni persona possiede questa caratteristica, ma da ciascuno di noi dipende che possa essere sviluppata, se ci concediamo la possibilità di farlo, magari scegliendoci con cura, attenzione, accudimento e amore le persone con cui camminare”.

Un tutore per l’anziano
amici miei atto III“Nessuno dovrebbe essere lasciato da solo a fronteggiare i problemi della vecchiaia.”  La mancanza di autonomia, i disturbi della memoria e le difficoltà di comunicazione sono spesso causa di un disagio psicologico nell’anziano che può sfociare in ansia e depressione. Rosalba Miceli, nell’articolo “La solitudine dell’anziano“, suggerisce di affiancare all’anziano un“tutore di resilienza – una figura affettivamente significativa (come un parente, un amico, uno psicoterapeuta, un operatore assistenziale, od un semplice volontario)”, qualcuno che lo aiuti a colmare i vuoti e a riannodare i fili con la propria storia. Nell’articolo  si citano alcune esperienze (sociali ed artistiche)  in cui l’uso di semplici tcniche di coinvolgimento ha dato risultati molto positivi con gli anziani, per esempio una maggiore  consapevolezza nei rapporti e una migliore resilienza ai traumi.

Un ambulatorio per la depressione degli anziani
Da alcuni mesi è attivo all’Ospedale San Paolo di Milano un ambulatorio specializzato per la diagnosi e la cura della depressione nelle persone con più di 65 anni (vedi: SanPaolo.it). Il 10% degli anziani è in balia di una forte depressione, ma si arriva anche al 40% se si considerano le depressioni lievi. Visto l’invecchiamento della popolazione, e la crisi di valori che accentua l’atmosfera di incertezza, c’è il rischio che la depressione tra gli anziani diventi un’emergenza. L’iniziativa di un centro a cui gli over 65  possano rivolgersi è sicuramente utile per curare la depressione e magari trovare un tutore di resilienza.

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La CE si raccomanda tanto

La Commissione Europea rivolge un appello a tutti i paesi membri affinché diano completo appoggio al piano d’azione (2006-2015) che il Consiglio d’Europa ha approvato per migliorare la qualità di vita dei disabili e degli anziani.

Il documento pubblicato lo scorso 8 luglio invita “gli Stati membri ad adottare specifiche azioni volte a favorirne l’autonomia, l’indipendenza e la vita attiva, per migliorare l’accesso e la qualità dei servizi, compresi i servizi sociali e la tutela giuridica.”

Sono più di quaranta i punti in cui la Commissione europea ha articolato le raccomandazioni ai governi. Tre i temi principali:

1. Promuovere l’autonomia e la vita attiva e indipendente.

2. Migliorare la qualità dei servizi.

3. Rafforzare la parità di accesso ai servizi, compresi i servizi sociali e tutela giuridica.

Tutte raccomandazioni molto interessanti, che si ispirano ai principi fondamentali di una vita collaborativa e razionalmente fondata. Purtroppo la realtà è un’altra e non basta dire ai governi dei singoli paesi “che cosa fare”. Uguaglianza ed equità non possono essere degli obiettivi realisticamente raggiungibili se non cambia la distribuzione delle risorse disponibili. Non si può parlare di miglioramento della qualità della vita contando fideisticamente sulle regole del mercato. I tagli alla spesa pubblica e la “delega” quasi in bianco lasciata ai servizi privati per la salute, creano ancor più differenze tra i cittadini. In un paese come l’Italia c’è solo da sperare che regga il sistema del volontariato.

Il testo del documento è percorso in tutta la sua lunghezza dal condizionale, con molte ripetizioni di significato. Non vengono espressi vincoli  o impegni per controllarne l’attuazione. Tanto meno vengono date indicazioni economiche  (se non quella di allungare l’età pensionabile, che non c’entra  con la predisposizione dei servizi).  Forse non è il luogo.

Traduciamo dall’inglese le raccomandazioni della Commissione europea contenute nel documento CM/Rec(2009)6, che non  abbiamo trovato nella sezione in italiano del sito ufficiale. Rispondiamo così all’invito della CE di dare la massima diffusione alle raccomandazioni.

1. Promuovere l’autonomia e l’indipendenza e la vita attiva.

1.1. Persone con disabilità che invecchiano e persone anziane con disabilità desiderano vivere la loro vita con il massimo grado di libertà e di autonomia, in ambienti fisici e umani e con i servizi di sostegno che facilitino piuttosto che ostacolare questo stile di vita. Le seguenti raccomandazioni vanno verso questo obiettivo.1.1. Il diritto di scelta e di auto-determinazione deve essere rispettato. Eventuali limitazioni di questo diritto fondamentale devono essere rigorosamente limitate  in definite circostanze.

1.2. Le risorse e le personali potenzialità della popolazione anziana dovrebbero essere riconosciute e inserite in strategie di pianificazione e di sostegno.

1.3. Perché alcuni gruppi sociali (come le donne, le minoranze, i migranti e le persone con diverso orientamento sessuale) sono a rischio di discriminazione, è particolarmente importante salvaguardare la loro parità di diritti, quando  si organizzazione di servizi di sostegno e di vita autonoma e indipendente.

1.4. Le modalità di vita (a casa, assistiti o in alloggi residenziali di collocamento) dovrebbero tenere conto delle persone, dei loro desideri e bisogni.

1.5. Le opportunità di riabilitazione e di formazione dovrebbero essere fornite per assecondare una vita indipendente.

1.6. La preparazione ai cambiamenti della vita dovrebbe essere inserita  nei programmi per gli anziani con disabilità.

1.7. Il principio di apprendimento lungo tutto l’arco della vita deve essere applicato, indipendentemente dalla età e  capacità dei singoli. Il continuo sviluppo di nuove competenze, contribuisce a garantire l’autonomia personale, l’accesso e la partecipazione alla vita sociale. La formazione professionale deve essere adattata alle singole esigenze.

1.8. Le opportunità per una partecipazione attiva in tutti i settori della vita (per esempio, di volontariato, di lavoro o di politica, culturale, sociale e attività professionali) devono essere promosse dai governi, che riconoscono le conoscenze e le esperienze di vita delle persone anziane.

1.9. La solitudine e l’isolamento di molte persone in questi gruppi devono essere riconosciute e affrontate con la creazione di opportunità di partecipazione attiva, come ad esempio in ruoli speciali di volontariato e centri di appartenenza della comunità.

1,10. Una più flessibile età pensionabile dovrebbe essere introdotta, sulla base di preferenze personali e di capacità supportate.

1,11. La povertà tra le persone con disabilità dovrebbe essere evitata attraverso adeguate misure di protezione sociale.

1,12.Un sistema moderno  di informazione e di consulenza – anche tramite Internet – dovrebbero essere disponibile per aiutare le persone a prendere le proprie decisioni e a organizzare la loro vita indipendente.

1,13. Gli alloggi, gli edifici pubblici e i trasporti devono essere resi pienamente accessibili e utilizzabili al fine di garantire il più alto grado possibile di autonomia e di libertà di circolazione per le persone con disabilità.

1,14. Le amministrazioni pubbliche dovrebbero prendere le misure necessarie per garantire che i trasporti siano abbordabili e accessibili.

1,15. Gli Stati membri dovrebbero adottare misure per rafforzare la raccolta di dati, potenziare la ricerca e la compilazione di statistiche e dati con riguardo alle esigenze della popolazione di persone con disabilità e le persone anziane con disabilità.

1,16. Il personale dei servizi di assistenza dovrebbe conoscere i diritti delle persone interessate per l’autonomia personale, e scegliere il tipo, l’ubicazione, i tempi e il ritmo dei servizi che devono essere forniti.

1,17. I familiari dovrebbero ricevere materiale e altre forme di assistenza per consentire loro di sostenere una persona con disabilità a casa.

1,18. Le procedure di valutazione e di risposta alle esigenze dei cittadini dovrebbero essere aperte a revisione e cambiamenti indipendenti.

1,19. Il potenziale individuale  e le capacità personali devono essere sempre inclusi nella valutazione globale dei loro bisogni e delle esigenze di sostegno.

1,20. Regolari periodi di pausa dalle responsabilità nella cura degli anziani da parte dei familiari dovrebbero essere previsti fornendo assistenza alla famiglia. Ciò aiuterebbe ad allungare il periodo di sostegno familiare.

1,21. Servizi e il loro personale devono rispettare e tener conto del passo e del ritmo  delle persone con le quali si sta lavorando.

2. Migliorare la qualità dei servizi

Le seguenti raccomandazioni sono progettate in modo da valorizzare la qualità dei servizi in questo campo.

2.1. È essenziale che siano forniti servizi di qualità e in quantità sufficienti.

2.2. I disabili anziani e le persone anziane con disabilità dovrebbero essere pienamente e direttamente coinvolti in tutto il processo di progettazione, attuazione e valutazione dei servizi. Famiglie, amici e prestatori di cure dovrebbero anche essere coinvolti in questi processi.

2.3. Per quanto è possibile, i servizi dovrebbero essere forniti alla persona nel suo ambiente domestico o nella comunità locale, piuttosto che in un istituto residenziale, e quanto più possibile vicino alla sua abitazione.

2.4. Quando sono necessari diversi tipi di assistenza (per esempio, cure sanitarie e sociali), devono essere attentamente coordinati o integrati per rispondere efficacemente alle esigenze del singolo destinatario.

2.5.Dei consulenti indipendenti dovrebbero essere disponibili per spiegare alle persone la complessità dei servizi e indirizzarle verso le scelte più adatte.

2.6. La qualità dei servizi dipende in larga misura da una sufficiente quantità di forza-lavoro, con una gamma di personale addestrato per soddisfare i requisiti in termini di competenze dei loro particolari ruoli e compiti. La loro professionalità dovrebbe quindi essere riconosciuta e adeguatamente remunerata.

2.7. Quando coinvolti nell’assistenza, i familiari e il personale pagato dovrebbero ricevere una adeguata formazione, informazione e supporto dalle autorità pubbliche o di ONG.

2.8. I servizi dovrebbero essere adeguatamente finanziati, è una condizione necessaria, se non sufficiente, per essere di qualità soddisfacente. I responsabili per il finanziamento dovrebbe guardare a una varietà di fonti di finanziamento, come ad esempio i finanziamenti governativi, ONG nazionali e internazionali, le lotterie, i contributi delle imprese e quelli degli utenti dei servizi stessi.

2.9. Il diritto alla buona qualità dei servizi forniti da tutti i fornitori di servizi dovrebbe essere definito e garantito dalla legislazione, con sistemi chiaramente specificati. Le aree da coprire includono: la formazione e le qualifiche del personale, le norme di qualità in servizi specifici, i sistemi di controllo e di ispezione, e le denunce dei sistemi.

2,10. La garanzia di qualità e i sistemi e metodi di gestione, che tengano conto delle considerazioni di carattere etico e deontologico, sono adeguate in questo campo e dovrebbe essere usate in tali servizi.

2,11. La qualità  dei servizi devrebbe prestare la debita attenzione non solo alle necessità fisiche. Ma dovrebbe, se è il caso, rispondere alle necessità  culturali, emotive, sessuali e spirituali delle persone.

2,12. La qualità è rafforzata quando i servizi sono personalizzati attraverso piani d’azione individuale per ogni persona con disabilità.

2,13. Poiché le nuove tecnologie svolgono un ruolo sempre più importante nei servizi di sostegno, devono essere pienamente accessibili per gli anziani con disabilità  e formare  parte di un sistema di supporto integrato per i singoli.

3. Rafforzare la parità di accesso ai servizi, compresi i servizi sociali e la tutela giuridica

Evidentemente è importante per gli anziani con disabilità e le persone anziane con disabilità avere la piena parità di accesso alla tutela giuridica e sociale dei servizi. Storicamente, questo non è sempre stato il caso, con notevoli variazioni tra i vari paesi. La protezione giuridica è particolarmente importante, poiché senza queste persone sono vulnerabili alle variazioni locali delle politiche e delle prestazione. Naturalmente, tutti i cittadini dovrebbero avere parità di accesso ai servizi a cui hanno diritto per legge, le persone con disabilità non fanno eccezione.

Le seguenti raccomandazioni sono progettate in modo da valorizzare la parità di accesso ai servizi, compresi i servizi sociali e di tutela giuridica.

3.1. Le persone con disabilità non dovrebbe subire alcuna riduzione della loro diritti quando invecchieranno o se hanno già raggiunto un età più avanzata.

3.2. La gente dovrebbe essere in grado di nominare uno o più persone di fiducia (dalla propria famiglia o non) prima del verificarsi di una incapacità giuridica connessa con l’aggravarsi di una disabilità.

3.3. Le persone con disabilità devono essere protette dalla violenza e dagli abusi, ad esempio attraverso un facile accesso alle linee telefoniche di assistenza e ad altri sistemi.

3.4. La parità di diritti di accesso ai servizi sociali e alla protezione giuridica dovrebbe essere garantiti su tutto il territorio nazionale, anche in paesi con una struttura federale.

3.5. Un mediatore dovrebbe essere disponibile, come l’esperienza ha dimostrato di poter fornire un valido mezzo di protezione per le persone che ritengono gli sia stata negata la parità di accesso ai servizi sociali e / o il loro diritto alla tutela giuridica. Un sistema di mediazione può valere per tutti i gruppi di cittadini, o vi può essere un sistema specifico per le persone con disabilità.

3.6. Tutte le tariffe per gli utenti dei servizi dovrebbe essere ad un livello accessibile a garantire che i costi non siano un ostacolo per l’accesso ai servizi necessari.

3.7. Servizi e protezione giuridica dovrebbe essere fornite su base paritaria a tutti gli individui, indipendentemente dal loro stile di vita, l’origine, il tipo o il grado di disabilità, età, origine sociale o familiare, capacità finanziaria e di convinzioni religiose o filosofiche.

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Un’alleanza per la salute degli anziani

L’aumento di persone con patologie croniche e l’invecchiamento della popolazione sono fenomeni che richiedono urgentemente una soluzione. L’ipotesi su cui diversi paesi stanno lavorando è quella  di estendere la cura del paziente dall’ospedale alla casa per contenere la spesa dell’assistenza sanitaria pubblica.

Intel e General Electric hanno firmato un’alleanza per sviluppare una nuova generazione di tecnologie che aiutino gli anziani e i pazienti cronici a vivere in modo più indipendente. Le due società americane metteranno in comune, oltre a 250 milioni di dollari in cinque anni, le loro competenze di monitaraggio e telemedicina per produrre e commercializzare sistemi di gestione e strumenti digitali di facile uso.  Recentemente Intel e GE hanno fatto accordi di progetto per investire nella ricerca in Ungheria e in Irlanda.

Negli Stati Uniti si prevede che questo settore di mercato passerà dai 3 miliardi di dollari nel 2009 ai 7,7 miliardi nel 2012. Un documento della Commissione europea indica per il mercato dell’Unione europea una stima di 4,7 miliardi di euro nel 2009 che diventeranno 11,2 miliardi nel 2012. (vedi)

Per l’Italia non ci sono previsioni di mercato benché l’esigenza di trovare nuove soluzioni sia molto forte: tra i paesi europei il nostro è quello con la popolazione più anziana. Più del 20% ha un’età superiore ai 65 anni mentre, per fare un paragone, negli Stati Uniti si raggiungerà la stessa percentuale nel 2030.

Alcuni esempi di attività per la telemedicina
- monitoraggio a distanza per pazienti con malattie cardiovascolari, diabete …
- controllo somministrazione farmaci
- interazione con personale medico e specialisti
- prevenzione e segnalazione di emergenze

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Codice grigio nella sanità

Il governo ha presentato in dicembre 2008 il progetto integrato “Codice Argento” per l’assistenza sanitaria e socio-sanitaria agli anziani fragili che prenderà il via in Veneto, Toscana, Lazio e Sicilia.

Introduce un percorso di cura dedicato al paziente anziano, a partire dall’ingresso nel pronto soccorso sino a seguirlo dopo la dimissione, attraverso la struttura sanitaria locale che lo prende in carico.

Dai risultati di alcune ricerche sul campo si sarebbero stabiliti dei criteri con cui valutare il paziente anziano al momento del ricovero e stabilire le cure tenendo conto delle necessità non solo immediate. Sembra, inoltre, dagli studi presentati al recente congresso dei geriatri, che la valutazione sarà fatta non tanto sulla base dell’età quanto, invece, della “fragilità” dell’anziano.

(fonte: Governo.it)

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