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Resilienza e depressione

La resilienza è un mix di resistenza ed elasticità. Il termine è anche usato per indicare la capacità di ciascuno di affrontare momenti di forte crisi personale o di dolore profondo e di ricostruire la propria vità con una nuova visione della realtà. Sin da bambini impariamo a reagire con una personale resilienza di fronte a situazioni ingiuste e traumatiche, che poi da adulti trasformiamo in alcuni  comportamenti più o meno consapevoli. Ma è con la vecchiaia che la resilienza diventa  fragile, per molte ragioni fisiche e psicologiche, e richiede un diverso supporto dall’esterno.

resilienzaQuesta capacità di resistere e di non spezzarsi è personale (esperienza, educazione) ma è sempre condizionata dai rapporti interpersonali, dal contesto familiare e sociale in cui viviamo. Con l’invecchiamento  le relazioni diminuiscono perché vengono a mancare le persone e le occasioni.  Inoltre l’anziano perde rapidamente  il suo ruolo nella società quando non è più produttivo secondo le regole di mercato. A ciò si aggiunge l’isolamento e l’abbandono in cui è lasciato soprattutto nelle grandi aree urbane. E così accade che la scarsa resilienza porti l’anziano ad una maggiore esposizione verso la depressione, la demenza o peggio.

Che cosa si può fare per gli anziani? Abbastanza se non molto, ma lascio la risposta all’articolo di Paolo Ferrario (leggi: Fare “resilienza” per fronteggiare le crisi) che piega molto bene che cosa sia la resilienza, con esempi e ragioni, e  che cosa occorra  per aiutare gli anziani. Vorrei solo riportare alcune sue considerazioni: “Occorrono radici da innaffiare: perché un albero con forti radici resiste meglio alle bufere”.  La metafora mi è subito piaciuta, ovvio, ma  credo che le radici non dipendano tanto da  solidi e antichi valori quanto invece delle scelte che ogni giorno abbiamo fatto e  facciamo. Infatti l’articolo conclude con un invito alla consapevolezza: “la pratica della resilienza è abbastanza consolante. Non risolutiva ma consolante. Ogni persona possiede questa caratteristica, ma da ciascuno di noi dipende che possa essere sviluppata, se ci concediamo la possibilità di farlo, magari scegliendoci con cura, attenzione, accudimento e amore le persone con cui camminare”.

Un tutore per l’anziano
amici miei atto III“Nessuno dovrebbe essere lasciato da solo a fronteggiare i problemi della vecchiaia.”  La mancanza di autonomia, i disturbi della memoria e le difficoltà di comunicazione sono spesso causa di un disagio psicologico nell’anziano che può sfociare in ansia e depressione. Rosalba Miceli, nell’articolo “La solitudine dell’anziano“, suggerisce di affiancare all’anziano un“tutore di resilienza – una figura affettivamente significativa (come un parente, un amico, uno psicoterapeuta, un operatore assistenziale, od un semplice volontario)”, qualcuno che lo aiuti a colmare i vuoti e a riannodare i fili con la propria storia. Nell’articolo  si citano alcune esperienze (sociali ed artistiche)  in cui l’uso di semplici tcniche di coinvolgimento ha dato risultati molto positivi con gli anziani, per esempio una maggiore  consapevolezza nei rapporti e una migliore resilienza ai traumi.

Un ambulatorio per la depressione degli anziani
Da alcuni mesi è attivo all’Ospedale San Paolo di Milano un ambulatorio specializzato per la diagnosi e la cura della depressione nelle persone con più di 65 anni (vedi: SanPaolo.it). Il 10% degli anziani è in balia di una forte depressione, ma si arriva anche al 40% se si considerano le depressioni lievi. Visto l’invecchiamento della popolazione, e la crisi di valori che accentua l’atmosfera di incertezza, c’è il rischio che la depressione tra gli anziani diventi un’emergenza. L’iniziativa di un centro a cui gli over 65  possano rivolgersi è sicuramente utile per curare la depressione e magari trovare un tutore di resilienza.

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Stress sul lavoro diminuisce con l’età

Albert Einstein in bicicletta

Albert Einstein si diverte

Una ricerca svolta dall’Università di Nottingham ha rilevato che lo stress prodotto dal lavoro raggiunge il livello massimo tra i 50 e i 55 anni e dopo tende a diminuire man mano che ci si avvicina alla pensione. Ma da cosa dipende  questa diminuzione dello stress da lavoro? Può essere la scelta di lasciare una posizione più stressante per un ruolo meno impegnativo, oppure ci sono motivi di salute, o forse una migliore capacità di distacco e di controllo sul lavoro per esperienza acquisita. (Ageing, Work-related Stress and Health – comunicato)

Lo stress è oggi la principale causa di assenza dal lavoro, con le dovute differenze fra paese e paese, o tra occupati e sottoccupati. Lo stress è  “uno dei fattori” che influenzano la disponibilità e la capacità dei lavoratori più anziani di rimanere nella forza lavoro. Oggi  si parla di allungare la vita lavorativa perché l’invecchiamento della popolazione determina un costo maggiore che grava su chi lavora. Che cosa accadrebbe se si andasse in pensione a 70 anni? Oltre all’aumento (relativo) della disoccupazione tra i giovani, ci sarà un aumento di stressati tra i cinquantenni che a quel punto potrebbero diventare sessantenni. E tra questi ultimi crescerà  il numero dei disimpegnati e degli ammalati. Un bel problema per chi ci mette i capitali, ma soprattutto per chi lavora.

Per diminuire il livello di stress la ricerca dell’università inglese suggerisce di dare al personale più anziano  un maggiore controllo sul proprio lavoro, un migliore riconoscimento per il loro contributo, una maggiore flessibilità e un supporto sociale più avanzato. Gli anziani vogliono trascorrere più tempo con i nipoti o dedicarsi ad altri interessi. Il lavoro e la carriera non sono più le loro motivazioni principali.

Se vogliamo che si continui a lavorare con una certa produttività  anche a una certa età,  secondo i relatori della ricerca bisogna agire sulle condizioni  lavorative per rendere più attrattivo e flessibile il lavoro,  e conciliabile con le esigenze di una popolazione anziana che lavora. Non solo, pare che condizioni di lavoro meno stressanti andrebbero a tutto vantaggio anche della vita dei futuri pensionati. Ci voglio credere!

Ma qualche dubbio mi viene di fronte alla buona volontà di queste ricerche di dover dimostrare che il futuro è perfettibile, e che si possa raggiungere una sorta di armonia cambiando l’opinione di imprenditori e lavoratori. Sembra sempre che le soluzioni giuste, che ti propinano, siano quelle più semplici, fatte di buon senso e disponibilità al cambiamento. Forse non basta cambiare le coscienze per cambiare il mondo, in particolare quello del mercato del lavoro. Comunque, ben venga qualsiasi iniziativa che diminuisca lo stress da lavoro e così andremo avanti a lavorare anche fino a cent’anni. Ma perché?!

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L’insopportabile peso della vita

CDFriedrichTra il 9 e il 10 settembre si è tenuta in molti paesi la giornata della prevenzione del suicidio promossa da International Association for Suicide Prevention e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS/WHO) per sensibilizzare la gente su un fenomeno che coinvolge tutti in tutto il mondo. Per l’occasione sono stati diffusi dati e informazioni  ma soprattutto si è voluto lanciare un appello a considerare il suicidio come un evento prevedibile quando si sappiano comprendere certi comportamenti. Molto dipende da attenzione e sensibilità, ma anche dalla conoscenza di determinati meccanismi, segni e condizioni che si manifestano nelle diverse  età.

In Italia le persone con più di 65 anni sono circa il 20% della popolazione. Per questa fascia di età il numero dei suicidi supera il 34% del totale nazionale e rappresenta il valore più alto nella suddivisione statistica dell’Istat, seguito da quello della fascia tra i 45 e i 64 anni. Per i tentativi di suicidio, invece, la popolazione più coinvolta è quella tra 25 e 44 anni.

Parlare di motivazioni o cause del suicidi è sempre riduttivo rispetto alla evidente unicità di ogni storia personale. Secondo i dati Istat la “malattia” è il movente nella maggior parte dei casi di suicidio tra la popolazione anziana. La categoria “malattia” è volutamente molto ampia perché permette di raggruppare motivazioni che altrimenti richiederebbero informazioni molto più precise. Infatti, sono le malattie psichiche a prevalere. E bisogna anche aggiungere che la voce “Ignoto o non pervenuto” permette a chi redige queste burocratiche informative di non cadere in presunte valutazioni.

La riduzione a statistica di un fenomeno come questo cambia di significato in relazione al punto di vista e non può dare ragione della complessità che ogni evento racchiude. Quella su cui pensiamo è solo un’ipotesi di lavoro.

Suicidi e tentativi tra la popolazione di 65 anni e più (fonte: dati Istat)

Italia suicidi 65+ tentativi di suicidio 65+
anno M F MF %IT M F MF % IT
2003 * 1.072 378 1.450 35,5%
2004
2005 778 276 1.054 36,4% 228 179 407 12,3%
2006 886 252 1.138 37,1% 222 144 366 11,1%
2007 795 253 1.048 36,6% 215 154 369 11,4%
2008 746 228 974 34,4% 210 147 357 10,7%

- Nota * : fonte OMS/WHO – M=maschi, F=femmine.


MOVENTE MF F M
Malattie 532 140 392
- Fisiche 206 28 178
- Psichiche 326 112 214
Motivi affettivi 56 9 47
Motivi d’onore 2 0 2
Motivi economici 18 3 15
Non indicato 366 76 290

Italia 2008 – popolazione 65 +

Le tabelle relative ai suicidi pubblicate dall’Istat si basano sui rilievi fatti da Polizia e Carabinieri. Oltre all’età l’analisi statistica considera diversi altri aspetti: diffusione sul territorio, motivazione, modalità e momento.

Tra le motivazioni per i suicidi di anziani è maggiore la malattia, soprattutto psichica (ma questo vale per tutte le età, in particolare tra 45 e 64 anni).

Il numero maggiore di suicidi nel 2008 tra gli anziani è nel mese di giugno, seguito da luglio e agosto.

Le ore di punta sono tra le 8 e le 11, ma il numero resta alto fino alle 15.


ESECUZIONE F M
avvelenamento 9 17
asfissia da gas 1 11
impiccagione 46 296
arma 5 138
- da taglio 3 10
- da fuoco 2 130
precipitazione 94 128
annegamento 28 43
investimento 6 14
altro 24 47
non indicato 15 52

.

Le modalità di suicidio dipendono da un’osservazione più oggettiva. Tra gli uomini anziani ricorre con maggiore frequenza l’impiccagione, mentre tra le donne è il salto nel vuoto. Nei paesi meno sviluppati economicamente, per fare un raffronto tragico, si ricorre all’avvelenamento con pesticidi.

I dati Istat permettono di vedere dove si verificano i suicidi, ma online non sono disponibili nella suddivisione per età. Per quanto riguarda tutta la popolazione osserviamo che le regioni con il più alto tasso di suicidi nel 2008 sono:

Valle d’Aosta – 9,5 (ogni 100mila abitanti).

Sardegna – 8,9, ma la media regionale è alta solo perché due province hanno un alto tasso di suicidi: Ogliastra e Medio Campidano con 17,2 e 17,4 (ogni 100mila abitanti).

Umbria – 8,5 (ogni 100mila abitanti).

Molise – 8,4 (ogni 100mila abitanti). La provincia di Isernia, 13,5, ha un tasso doppio rispetto a Campobasso.

Altre province dove il tasso è più evidente (12 e 13 ogni 100mila abitanti) sono Trieste, Belluno, Sondrio, Cuneo.

La regione con il tasso più basso di suicidi è la Campania, 1,8 (ogni 100mila abitanti), con Napoli allo 0,7.

Tra gli stranieri presenti in Italia i suicidi sono 239, di cui 160 nati in altri paesi europei e 49 della sola Romania.

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Tu mi maltratti? e io telefono

Da quasi due anni in Francia c’è un numero di telefono nazionale (3977) per segnalare maltrattamenti ad anziani e disabili. Quasi 64.000 le chiamate in 14 mesi; circa 130 al giorno. Il 20% riguarda adulti disabili.
81% dei casi segnalati sono oggetto di abusi e problemi, tra cui:
• 25.3% di maltrattamenti psicologici
• 13,6% di danno economico
• 13,2% di abusi fisici
• 16.3% di negligenze passive
• 6,7% di privazione della cittadinanza
• il 5% di abuso medico
L’iniziativa francese (fonte senioractu.com) è stata utile perché si è capito che il telefono può essere uno strumento efficace, per fare emergere situazioni difficili e di pericolo, anche con la fascia più anziana della popolazione.

In Italia non mi risulta che vi sia un simile servizio a livello nazionale. Vi sono alcune iniziative a livello locale, come quella della Regione Lombardia avviata nel 2000 e poi abbandonata. Mentre oggi a Milano tutte le iniziative per gli anziani confluiscono sul numero verde 800.777.888. In molte città, nei mesi estivi funzionano servizi telefonici per le emergenze degli anziani, come a Roma chiamando il numero verde 800.147.741. Nulla però è stato fatto a livello nazionale per affrontare il  problema dei maltrattamenti sugli anziani. E’ un fenomeno ancora sommerso e ignorato.

Per conoscere meglio il problema vorrei segnalare questo articolo pubblicato da L’Arca di Noè: I maltrattamenti sugli anziani.
L’abuso dell’anziano spesso non è riscontrato e rilevato perché l’anziano stesso è incapace di segnalare quanto gli succede per paura o per imbarazzo o per deterioramento mentale.
L’articolo suggerisce una lista di dieci domande semplici per capire se la persona può avere subito violenze o trascuratezze.

Ogni giorno le cronache locali riportano notizie di anziani maltrattati, o tenuti in condizioni  di soggezione, o di pericolo per la salute. Sappiamo delle truffe a danno di anziani perché finiscono sui giornali. Ogni tanto ne “arrotano” uno sulle strisce pedonali e allora se ne parla nel notiziario locale. Ma il fenomeno dei maltrattamenti e degli abusi alle persone anziane resta in gran parte “invisibile”. Una inchiesta di Eurobarometer  ha rilevato che almeno la sensibilità verso il problema è aumentata tra la popolazione in tutti i paesi europei. (vedi Anziani a rischio)

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Sessualità e vecchiaia

Un bellissimo pezzo di Luciano Manera che ancora non avevo visto. Manera ci racconta nel suo modo malinconico il rapporto con il sesso durante tutta la vita. La parte finale del monologo, quando arriva alla pensione e alla vecchiaia, è dedicata alla madre, alla “bambina con i capelli bianchi“.  Tenero e commovente: “si fanno le fusa e si addormentano insieme”.

Immagine anteprima YouTube

Dalla visione poetica di Manera che forse induce a una triste rassegnazione, passiamo invece all’ottimismo dell’esperto. Nell’articolo L’amore ai tempi della terza età, il geriatra Mario Tanzi analizza i limiti e le possibilità di una vita sessuale durante la vecchiaia e conclude:
“Serenità, fantasia e varietà, accompagnati da piacevoli preliminari e da manifestazioni di reciproca intimità e partecipazione, possono infatti rendere la vita sessuale dell’anziano migliore di quella avuta in gioventù. (fonte: Muoversinsieme)

Sono due modi di vedere sessualità e vecchiaia, due punti di vista,  quello artistico e quello scientifico, molto diversi tra loro perché uno si rivolge al cuore e l’altro alla mente.  Ma nella sostanza mi sembra che entrambi siano tranquillizzanti soprattutto per chi vecchio non è, o non si sente. In fondo, tutto comincia e finisce in un abbraccio.

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